Widows di Steve McQueen: la recensione

Diretto da Steve McQueen, Widows è un heist movie nel quale si vede distintamente il tocco del regista e il suo animo da autore dell’anima e del corpo spezzato, dei sentimenti rabbiosi e delle ambizioni.

Bohemian Rhapsody di Bryan Singer: la recensione

Diretto da Bryan Singer, Bohemian Rhapsody sfoggia l’intensa interpretazione di Rami Malek (un mimetico Freddie Mercury), ma non riesce ad andare oltre. Un biopic semplice che sente l’esigenza di piacere a tutti e che, a tratti, sembra un “minestrone” di celebri canzoni a cui è impossibile resistere: il piede comincia a muoversi autonomamente, mentre il ritornello sale in sottofondo. Un utile stratagemma per mascherare le pecche e coinvolgere il pubblico.

Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis: la recensione

De Angelis pianta un fiore all’interno di un degrado difficilmente accettabile. Un microcosmo sventrato dalla desolazione, abitato da diverse culture e attraversato dalla schiavitù del nuovo Millennio. Il regista casertano utilizza un linguaggio crepuscolare per poi provare a innalzarsi e protendere verso la delineazione di un inno alla vita, all’umanità. Eppure una domanda riecheggia costantemente: bisogna emozionarsi per forza?

Robin Hood di Otto Bathurst: la recensione

Ennesima versione del ladro nobile che rubava ai ricchi per dare ai poveri, Robin Hood di Otto Bathurst prende spunto, ma segue una direzione decisamente diversa. Non è più solo una lotta personale e idealista nei confronti dei soprusi e della prevaricazione del potere nei confronti della classe proletaria, piuttosto quel che si palesa sullo schermo è una (necessaria) rivoluzione nei confronti di quello stesso potere. Robin Hood è l’uomo da seguire e la voce della verità.