L’altra verità di Ken Loach: la recensione

Wrong Place, Wrong Time

Due amici divisi per sempre dalla Route Irish.

Il famoso regista britannico Ken Loach, dopo aver magistralmente diretto nella commedia Il mio amico Eric il discusso calciatore, ora attore più che mai affermato, Eric Cantona, racconta la storia di due uomini – Frankie e Fergus – legati a doppio filo da un’amicizia che dura da moltissimi anni. Fergus – Mark Womack – dopo il congedo dalle forze militari britanniche impegnate in Iraq, convince Frankie – John Bishop – a unirsi alla sua squadra di contractor – più comunemente conosciuti come mercenari – per racimolare un bel pò di soldi. Frankie morirà in un attentato sulla strada più pericolosa del mondo, la Route Irish, che collega l’aeroporto di Bagdad allagreen zone. Fergus, non credendo alla versione ufficiale, cercherà a suo modo di scorpire cosa realmente fosse successo all’amico.

Loach dirige un ottimo revenge-movie, un viaggio che condurrà alla scoperta di una verità scomoda. Il regista britannico mostra un mondo dominato dalla violenza, dove l’Ordine 17 – protocollo che permette ai soldati di comportarsi come dei cowboys durante il conflitto iracheno – non è stato ancora abolito. Fergus, un uomo destinato all’autodistruzione, divorato dal rimorso per aver convinto suo “fratello” a combattere in Iraq, conduce le sue personali indagini in modo non convenzionale, pronto a tutto pur di vendicare Frankie.

La sceneggiatura di Paul Laverty – l’ennesima scritta per Loach – trasuda di odio nei confronti della guerra e delle sue conseguenze sui combattenti. Laverty condanna in modo schietto le società mercenarie che operano in Medio Oriente e delinea ottimamente gli spietati Haynes – Jack Fortune – e Walker – Geoff Bell – rappresentanti di una società militare privata, pronti a qualsiasi cosa pur di stipulare qualche nuovo contratto. Inoltre non risparmia qualche punzecchiatura nei confronti del governo britannico e americano, immobili osservatori di una guerra con sempre maggiore evidenza priva di senso.

Loach ci mostra, grazie a frequenti flashback, gli orrori della guerra; in alcuni casi utilizza immagini di repertorio, altre volte mostra i ricordi impressi nella mente del protagonista – rimembranze che lo braccano e non gli lasciano scampo. Le inquadrature spesso indugiano sui primi piani del protagonista, lasciando trasparire in modo convincente il suo stato d’animo, preda dell’ira e della disperazione.

Il violento microcosmo mostrato da Loach si autoalimenta e coinvolge tutto il cast, composto nei ruoli principali da Womack, Lowe e Bishop. Tutti e tre gli attori sono all’esordio sul grande schermo e si dimostrano in grado di sostenere il gravoso compito. Oltre alla notevole interpretazione di Womack, bravo a rendere convincente il graduale declino esistenziale di Fergus, si nota la bravura di Andrea Lowe – la vedova di Frankie – che nonostante sia dilaniata inizialmente dalla disperazione e dall’odio nei confronti di Fergus, progressivamente gli si avvicinerà sentimentalmente, come fosse la naturale mimesi di Frankie. Nel cast, inoltre, troviamo due attori – alle prime esperienze – che ricoprono due ruoli fondamentali: Talib Rasool è Harem, il musicista iracheno che aiuta inconsapevolmente il protagonista nei propositi di vendetta personale, e Craig Lundberg, l’amico di Fergus, reso cieco da un attentato avvenuto in Iraq. La storia di quest’ultimo è vera: il caporale Craig Lundberg, realmente privo di vista e in una scena, lo vediamo contorcersi nel letto preda di incubi notturni militari, probabilmente una situazione in cui è venuto a trovarsi in più di un’occasione.
“Si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato”: può bastare questa come spiegazione per la morte di un amico?

Uscita al cinema: 20 aprile 2011

Voto: ***

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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