Parola di Dio di Kiril Serebrennikov: la recensione

Diretto da Kiril Serebrennikov, Parola di Dio presenta un microcosmo chiuso (come quello di una scuola) e v’introduce un elemento destabilizzante, portatore di dettami religiosi conservatori e anacronistici. Il risultato è un film che esibisce una messinscena minimalista e barocca, laddove la parola del Signore è declamata ai quattro venti e seguita con estremo vigore.

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Chips di Dax Shepard: la recensione

Film, inutilmente, volgare, Chips è una trasposizione vergognosa e parodistica della celebre serie televisiva di fine anni Settanta. Nemmeno il prodotto televisivo era qualcosa di eccezionale, ma perlomeno metteva in mostra una serietà che il film diretto (e interpretato) da Dax Shepard scansa con troppa veemenza.

Nemesi di Walter Hill: la recensione

Pellicola dichiaratamente di serie B, Nemesi è violento e perverso. Difatti se da una parte c’è un, forzato, cambio di genere sessuale (una brutale vendetta), dall’altro lato c’è una folle dottoressa, che si crede una divinità infallibile, che parla per aforismi oppure attraverso monologhi prolissi e inconcludenti.

Il palazzo del viceré di Guringer Chadra: la recensione

Ricostruzione storica eccessivamente romanzata, Il palazzo del viceré racconta l’importante avvenimento dell’indipendenza indiana in maniera semplice e banale. Un film politico, un melodramma (c’è anche la coppia indiana innamorata, ma divisa dalle differenze religiose) che vuole denunciare ciò che si nascondeva dietro la divisione indiana per la creazione del Pakistan. Sicuramente un film necessario, tuttavia dalla resa approssimativa.