Codice criminale di Adam Smith: la recensione

Padre, figlio, comunità e società

Diretto da Adam Smith, Codice criminale è un film che si racchiude idealmente nelle ultime sequenze, laddove c’è una famiglia da proteggere, un codice da rispettare, un luogo intimo e un salto da compiere insieme. Nulla di melodrammatico o di tragico, semplicemente un momento padre-figlio che identifica la pellicola e la rende più appetibile.

Chad, il padre Colby e un gruppo di amici vivono da anni ai margini della società e sopravvivono grazie a piccoli furti. Ma Chad vuole cambiare vita e andare a vivere altrove con la famiglia. Purtroppo incontrerà il diniego del padre, che non può accettare un tradimento del genere da parte del figlio.

Film che parla di una minoranza reietta e osteggiata da chiunque (i travelers, i cosiddetti zingari ondivaghi, cittadini britannici al di fuori della legge e della vita sociale), Codice criminale ha i suoi pregi e i suoi difetti. Pregi che compensano qualche scivolone di troppo, che viene fuori soprattutto in una seconda parte in cui viene abbassato il ritmo per poter scavare maggiormente nelle psicologie dei personaggi.

Codice criminale mette di fronte (l’uno contro l’altro, in una sorta di guerra civile) padre e figlio, laddove Fassbender (nonostante le minacce del padre) vuole far crescere i suoi figli in un ambiente normale, abituarli a una routine scolastica e costruire qualcosa per il loro futuro. Ambizioni nobili che permettono di comprendere le difficoltà di un patriarca, che è perennemente indeciso sul da farsi per permettere una vita normale alla propria prole. Dall’altra parte c’è il punto di riferimento di un’intera comunità, che si aggrappa a Dio, pur travisando il concetto di povertà e di nomadismo. Un osso duro (impersonato da un ottimo Brendan Gleeson) che prova a proteggere la sua famiglia allargata piuttosto che assecondare le esigenze del figlio e dei nipoti.

Periferie disagiate e roulotte (apparentemente) inagibili fanno da sfondo a questo scontro generazionale che non ammette repliche e neppure compromessi. Perché c’è la pressione di un padre nei confronti di un figlio, nonostante quest’ultimo senta che il suo percorso potrebbe essere un altro. Insomma si è di fronte a un film che possiede il ritmo e la giusta dose di faccia tosta quando sono le rapine di Chad a farsi momenti cardine. Tuttavia nella seconda parte emergono le criticità e si sente odore di “beatificazione” (il pregiudizio della scuola e dei comuni cittadini, il commovente lascito di un padre al figlio), che stona con la ricerca di allontanamento da parte di Chad verso lidi più sicuri e meno influenzabili. Nonostante tutto Smith tenta di salvare il suo protagonista e vuol far percepire l’importanza aggregante della famiglia e dei suoi valori; una sorta di redenzione, che mantiene intatti i concetti di debito e di sacrificio, due parole che trovano la loro curiosa definizione attraverso le parole di Colby.

Codice criminale è buon film, un curioso esordio nel lungometraggio per Adam Smith, che racconta una famiglia, un mondo in cui le regole non sono scritte, ma impresse nella memoria.

Uscita al cinema: 28 giugno 2017

Voto: **1/2

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