Black Butterfly di Brian Goodman: la recensione

Come rovinare un thriller accettabile: chiedere a Goodman

Thriller che prende ispirazione dal francese Papillon noir, Black Butterfly è un film che pone in contrasto due personalità al limite della psicosi. Un prodotto che ostenta i capovolgimenti narrativi con spregiudicatezza e arroganza, finendo per risultare risibile e dimenticabile.

Paul è uno scrittore schiavo della bottiglia e in impasse. Isolato in montagna alla ricerca di un’insperata illuminazione, Paul incontra Jack, un vagabondo che irrompe nella sua vita e comincia a spronarlo a recuperare le forze e mettersi al lavoro.

Black Butterfly è un film con delle buone premesse: presenta il personaggio principale in una situazione di isolamento e sconforto, lo fa incontrare con un vagabondo che porta immediatamente instabilità e successivamente innalza il livello di tensione, insinuando dubbi, perplessità e domande. E se lo spettatore comincia a scervellarsi, chiedendosi quale potrebbe essere il reale ruolo dell’estraneo all’interno della vicenda (la sua possibile partecipazione all’interno di un processo creativo oppure uno strumento immaginario necessario per infondere consapevolezza al protagonista), allora si comincia a imboccare la strada corretta. Tuttavia il regista Goodman decide di rendere il livello di complessità estremamente basso, cercando di riportare nei “binari del conforto” l’intera struttura narrativa. Ed è proprio qui che il film crolla su se stesso, si sbriciola e denota un’assoluta inutilità.

Pellicola che si sviluppa in quattro mura e che non offre (un’apparente) via di scampo, Black Butterfly ostenta, in maniera quasi ossessiva, la volontà di confondere le idee e dimostrarsi (ad un tratto) profondamente incoerente, o perlomeno diversamente realistico. Eppure l’intera pellicola è strutturata sul sottile strato che separa realtà e finzione e che permette al personaggio impersonato (vigorosamente, anche troppo) da Jonathan Rhys Meyers di muoversi liberamente, di essere vittima e carnefice, aguzzino e prigioniero.

Nonostante le buone idee (che vorrebbero fare avvicinare il film alla brillantezza narrativa di Misery non deve morire), Black Butterfly aggiunge una scena, che da sola fa crollare tutte le certezze costruite fino a quel momento. Una scelta azzardata e paradossale, che azzera le delineazioni ambigue e deviate di entrambi i personaggi.

Uscita al cinema: 13 luglio 2017

Voto: **

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