War Machine di David Michod: la recensione #SoloSuNetflix

Parodia o realtà?

Pellicola originale Netflix con protagonista Brad Pitt, War Machine è, contemporaneamente, una commedia, un dramma esistenziale e una parodia grottesca della situazione afghana. Un film che funziona fino alla conclusione e che fa, pesantemente, leva sull’interpretazione particolarmente ispirata dell’attore.

Il generale Glen McMahon viene inviato in Afghanistan per portare la guerra a una conclusione. Un leader carismatico che però incontrerà molte difficoltà nel portare a termine il lavoro.

Ascesa e fragorosa caduta del generale McMahon (alias Stanley McChrystal), War Machine racconta una storia vera (e anche se non lo fosse risulterebbe comunque credibile) e tenta di approcciarla come un paradossale gioco di potere. Il risultato è un buon film che, pur cambiando registro ben più di una volta, permette allo spettatore di conoscere meglio il fallimentare conflitto afghano. E grande merito della riuscita è da attribuire a Brad Pitt, che impersona una macchietta che crede nel sacrificio e nel sudore e che vuole vincere una guerra proteggendo i locali e senza sparare un misero colpo di fucile. Un approccio diverso e per questo motivo interessante, se non che ci si accorge immediatamente della paradossalità dell’intera operazione. Soprattutto se coloro che devono essere protetti e che assaggiano la democrazia (?) per la prima volta non vogliono aver nulla a che vedere con il generale McMachon e i suoi uomini.

Portatore sano di un’operazione-simpatia in territorio ostile, War Machine si concentra sull’elemento parodistico, che s’intreccia a meraviglia con il roboante fallimento di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla guerra. Difatti McMahon vede il piano d’azione sgretolarsi progressivamente davanti ai suoi occhi senza alcuna via d’uscita. Inoltre coloro che si sono guadagnati la “sedia del potere” senza sforzi, ma con spintarelle a destra e a sinistra, coloro che non si sono guadagnati il rispetto del generale sul campo diventano nemici da combattere a suon di parole. Dei personaggi che non incarnano gli ideali di un uomo che ha professato come regole di vita l’ordine e l’organizzazione. In tutto ciò (cambi di registri, conflitti ed esercito) chiunque si sarebbe aspettato una concentrata spruzzata di patriottismo sempre utile alla causa, eppure ci si accorge di come McMahon creda più alle sue capacità piuttosto che al sogno americano.

Sguardo cinico e negativo di un gruppo di militari intenti a combattere una guerra senza senso e interesse, il film diretto da Michod potrebbe avere obiettivi velatamente pacifisti, eppure ciò che salta maggiormente all’occhio è quella delineazione negativa e macchiettistica di un uomo con le sue convinzioni (sbagliate) e il suo integralismo militaresco.

Una parodia riuscita perché assolutamente credibile; un film nel quale ci si aspetta il colpo di scena e che si fa accompagnare dalla voce narrante di un giornalista che affossa l’operato di McMahon con sottile ironia e spietata freddezza. Insomma si è di fronte a un film che fotografa le incongruenze di una guerra e l’assurdità della stessa, il fallimento di un uomo e il suo ego smisurato.

Esclusiva Netflix dal 26 maggio 2017

Voto: ***

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