Okja di Bong Joon-ho: la recensione #SoloSuNetflix

La lotta animalista in una società grottesca fin troppo reale

Presentato a Cannes 70, Okja è una favola animalista che affronta tematiche sensibili dei giorni nostri. Una pellicola che oscilla sul sottile filo del grottesco, laddove l’approccio eccessivamente caricaturale nei confronti dei personaggi impersonati da Jake Gyllenhaal e Tilda Swinton talvolta stona con l’intera struttura narrativa.

Mija per dieci anni si è presa cura di Okja, un super-maialino creato dalla Mirando Corporation per ovviare alla fame nel mondo. Mija non vuole separarsi dall’animale, ma l’amministratrice delegata Lucy Mirando la porta a New York e ha progetti ambiziosi.

Okja è un film compatto e onesto, un prodotto che ha i suoi alti e bassi, ma che riesce a mantenere alta l’attenzione dello spettatore per l’intera durata. Un pregio non da poco per una favola animalista che ha come protagonista un super maialino dall’aspetto “tenero e coccoloso” e che gioca con le paradossalità di un mondo dominato dall’omologazione (emblematica la sequenza in cui Mija è un puntino rosso in un mare di giacche grigie), dalla necessità di sopravvivenza a discapito del buonsenso (la fame nel mondo è un problema risolvibile dai super-maialini OGM) e dalla sete di profitto (i sentimenti di Mija per Okja sono autentici, il macello non deve essere la soluzione finale).

Film che ostenta una comicità lieve, che spinge in direzione di un umanismo grottesco, Okja è un moderno King Kong e si avvicina esplicitamente al magnifico Il mio vicino Totoro di Miyazaki. Una pellicola che vede Bong Joon Ho cimentarsi con una sceneggiatura che pone Davide (Mija) contro Golia (la multinazionale Mirando), che aggiunge soldati alla causa (gli animalisti fedeli alle tradizioni) e che prova sempre a trovare una chiave di lettura interessante per porre quesiti scomodi ed effettuare parallelismi arditi. Difatti si ha la forte impressione che l’ideologia del regista sfondi lo schermo e si faccia ingombrante soprattutto nella seconda parte del film, laddove la componente politica (si provi a immaginare il recinto di super-maialini al di fuori della fabbrica, una sorta di campo di concentramento) è decisamente più pregnante.

 Okja spinge sull’eccesso caricaturale di due personaggi cardine della pellicola (lo zoologo Johnny Wilcox e l’amministratrice delegata della Mirando, due macchiette profondamente sadiche e prive di scrupoli), tratta temi come il sovrappopolamento, la carenza di cibo e il lato sentimentale dell’amicizia. Dopotutto Okja è una favola sulla disincantata amicizia tra una ragazzina e un animale; un film, nonostante tutto, solido e che si lascia seguire fino a una conclusione distensiva, nella quale il compromesso risulta essere il sale e il contrappasso della vita.

Esclusiva su Netflix dal 28 giugno 2017

Voto: ***

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