Metro Manila di Sean Ellis: la recensione

Didascalico viaggio nell’oscurità di Manila

Il britannico Sean Ellis mostra una capitale filippina senza via d’uscita; un’amorale viaggio che conduce alla ridefinizione di vittima e carnefice. Tuttavia l’impressione è quella di osservare un film didascalico, che indugia troppo sulla fragilità dei rapporti umani e che perde progressivamente ritmo.

Il raccolto di Oscar non è soddisfacente come gli altri anni, di conseguenza decide di spostarsi con la famiglia a Manila per cercare un futuro migliore. Ma la capitale mostrerà il suo volto più crudele.

Metro Manila non convince del tutto e lascia l’amaro in bocca allo spettatore che, inizialmente, segue con partecipazione le (dis)avventure della famiglia del contadino Oscar; peccato che con il passare dei minuti si perda interesse per un nucleo familiare che pare aver fatto la scelta sbagliata. Difatti se il capofamiglia si deve accontentare del lavoro più pericoloso delle Filippine, la moglie (per racimolare qualche spicciolo) si reinventa spogliarellista. Sean Ellis disegna questa famiglia campagnola addossandole problemi, cambiamenti improvvisi e nessuno spiraglio di speranza; una delineazione che non lascia scampo e che fa fuoriuscire l’oscurità di una capitale in cui alcuni cercano una vendetta (trasformandosi in carnefici), mentre le vittime vere e proprie diventano capri espiatori obbligati a compiere atti criminali per poter dare un futuro ai propri figli.

Nulla si salva all’interno di Metro Manila perché se neanche chi si dichiara devoto (e spera nel più classico “giro della ruota”) riesce a scamparla vuol dire che il regista britannico ha preferito immergere nel male più assoluto un luogo talmente lontano da sembrare ancora più vicino (la mancanza di lavoro, impieghi sottopagati e una povertà dilagante). Un film che però denota un’impronta didascalica, che non lascia spazio al ritmo di una dramma che si tramuta in un thriller senza via d’uscita. Insomma si ha a che fare con una pellicola che esibisce la fragilità dei rapporti umani (quello tra Oscar e il suo collega su tutti), ma che non riesce ad andare oltre. Eppure di materiale ce ne sarebbe a bizzeffe, invece Ellis crea il suo circolo vizioso chiuso, laddove la fiducia nel prossimo non viene mai ripagata.

Metro Manila permette allo spettatore di conoscere una realtà drammaticamente vicina al mondo occidentale e prova a rendere invitante un personaggio che, nonostante le innumerevoli disavventure, non riesce a bucare lo schermo e fatica a trasmettere emozioni (di rivalsa, di amore e devozione nei confronti del prossimo e della religione). Un film in cui si sente l’involontaria suddivisione narrativa effettuata dal regista, che rimpolpa lo stesso di avvenimenti che allungano il brodo, ma non donano linfa vitale a una pellicola che prende vigore nelle ultime battute.

Uscita al cinema: 21 giugno 2017

Voto: **1/2

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