Le Ardenne di Robin Pront: la recensione

Quanta oscurità nella provincia belga

Cupo e senza via d’uscita, Le Ardenne è un film che pare ispirarsi a Fargo dei Coen, salvo poi prendere differenti strade e aggrapparsi con forza a una decadente periferia belga, nella quale il dramma familiare si tramuta in un nerissimo thriller sempre più efferato.

Diretto da Robin Pront e rappresentante del Belgio agli ultimi Oscar, Le Ardenne è un film che procede lentamente (e inesorabilmente) in direzione di una conclusione eclatante, che chiude idealmente un cerchio. Una pellicola che sa ammaliare con le ombre e i chiaroscuri di una fotografia che immortala una periferia belga decadente e senza un futuro.

Le Ardenne si presenta come un dramma familiare, la storia di due fratelli simili (entrambi piccoli delinquenti, entrambi drogati) che, per una fuga andata male, finiscono per intraprendere percorsi differenti. Kenneth finisce in carcere, esperienza che non smussa il suo carattere impulsivo e irascibile, Dave invece riesce a fuggire dalla polizia insieme alla ragazza di Kenneth, Sylvie. Passano gli anni e Dave e Sylvie finiscono per frequentarsi, s’innamorano ma non dicono nulla a Kenneth che, una volta uscito di prigione, cerca in ogni modo di riavvicinarsi a Sylvie. Pront mostra la fuga (per la precisione un disperato tuffo in piscina) e poi percorre una lunga ellissi temporale utile a comprendere i cambiamenti dei personaggi che, nelle sequenze d’apertura, venivano mostrati come dei semplici e disperati drogati. Una scelta saggia che evita allo spettatore degli inutili fronzoli narrativi, che allungherebbero esclusivamente il minutaggio senza aggiungere nulla di rilevante alla vicenda. Perché Le Ardenne si dimostra, immediatamente, chiaro e conciso, un film intriso di sedimentata cattiveria e caratterizzato da un passato (e da un presente) di parole non dette.

Freddo e accompagnato da una martellante musica techno, Le Ardenne si dimostra un film senza paura e con il coraggio di mostrare le reazioni di un uomo pronto a tutto pur di recuperare il tempo perso. Un prodotto che sa essere un vigoroso pugno nello stomaco e che sa tramortire con il suo incedere lento e inevitabile. Una pellicola destinata a diventare un cult per la sua efferata volontà di farsi brutale specchio di un rapporto fraterno difficile da ricomporre. Ed è quello che il regista Pront sottolinea per l’intera durata, in modo quasi impercettibile, quasi a voler giocare con lo spettatore, per fotografare al meglio quella resa dei conti, che fa scaturire incertezza e tangibile tensione.

Le Ardenne è un buon film perché sa attendere il momento giusto per “deragliare” e diventare un brutale thriller dalle tinte nerissime. Ed è questo il coraggio che serve per raccontare una realtà di privazione e cattive scelte, di cattiveria e menzogne.

Leggi l’articolo anche su Persinsala

Uscita al cinema: 29 giugno 2017

Voto: ***1/2

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2 pensieri su “Le Ardenne di Robin Pront: la recensione

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