Il permesso – 48 ore fuori di Claudio Amendola: la recensione

Uscire di prigione non è mai stato così irritante

Film decisamente deludente, Il permesso – 48 ore fuori è l’ultimo progetto di Claudio Amendola, che mette in scena le questioni in sospeso di quattro detenuti. Un noir che non lascia nulla allo spettatore e che difficilmente si ricorderà in futuro.

Dal carcere di Civitavecchia escono, con un permesso di 48 ore, 4 detenuti: Rossana, Luigi, Angelo e Donato. Tutti e quattro utilizzeranno i due giorni per ritrovarsi nella realtà che hanno abbandonato.

Prodotto che cerca l’intima redenzione dei quattro protagonisti, Il permesso – 48 ore fuori è un guazzabuglio narrativo, un farraginoso tentativo di restituire su pellicola lo stato d’animo dei detenuti protagonisti, che lasciano il carcere per due giorni. C’è chi incontra gli amici (quelli che sono scappati durante una rapina lasciando il malcapitato in manette), c’è chi cerca la moglie costretta a diventare una prostituta, chi torna a casa trovando una fredda indifferenza e chi vede nel figlio il criminale che lui stesso era. Quattro storie (due s’intrecciano) che lasciano l’amaro in bocca e che non possiedono la forza necessaria per farsi portatrici di un malessere detentivo realistico. Difatti, nonostante il tentativo sia quello di farsi opera manifesto di una riuscita correzione forzata, si respira aria di artificiosità, di sentimenti fasulli trasmessi in maniera scorretta.

Accompagnato da delle atmosfere noir, da una musica che prova a essere, contemporaneamente, un commento lieve e incisivo, Il permesso – 48 ore fuori è un fallimento dal punto di vista visivo e narrativo. Nessuna delle vicende viene approfondita a dovere e ogni storia provoca poco interesse, poco appeal. Eppure il cast sembrava interessante e Argentero nella parte del duro e puro pareva una novità da sperimentare. Invece la pellicola di Amendola, cercando di dimostrarsi finemente neorealista (Roma è un discarica a cielo aperto e i quartieri popolari sono decisamente fatiscenti), finisce per esserlo visivamente, senza però dimostrarlo dal punto di vista tematico e dell’incisività. Difatti il film sembra una “vacanza-premio” in cui gli affari in sospeso devono essere risolti (semplici o complessi che siano) e nella quale Amendola ha l’interesse di mostrare ai personaggi come sono cambiate le cose nel loro periodo di detenzione, come si è modificato il loro habitat.

Contraddistinto da una recitazione abbozzata e raffazzonata, Il permesso – 48 ore fuori è un prodotto debole, un film che si dimentica di accattivare lo spettatore e di coinvolgerlo nella ritrovata quotidianità di quattro reietti della società.

Uscita al cinema: 30 marzo 2017

Voto: *

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