Una doppia verità di Courtney Hunt: la recensione

Quella comunità bene della Louisiana

Legal thriller che si svolge interamente nell’aula di un tribunale (qualche giorno e un verdetto), Una doppia verità è un film lineare, che non esibisce notevoli colpi di scena e cerca di raccontare “tutta la verità” (il titolo originale della pellicola) asserendo, con convinzione, che tutti mentono.

Mike è accusato di parricidio, è reo confesso e non vuole parlare con il suo avvocato. Per l’avvocato Ramsay (un caro amico di famiglia) sarà un’impresa ardua evitare a Mike la galera.

Diretto da Courtney Hunt, Una doppia verità è il classico film che promette fuochi d’artificio per poi lasciare lo spettatore con il cerino in mano. L’intenzione della regista è buona (ricostruire attraverso i pezzi di un puzzle una comunità borghese della Louisiana, dove tutti si conoscono e ognuno ricopre il suo fondamentale ruolo) e l’attesa fomentata dal comportamento dell’accusato, che non parla con il suo avvocato e che assiste ad attestati di colpevolezza e prove inconfutabili, sembrerebbe preparare il campo a un colpo di scena conclusivo, a un ribaltamento senza appelli. E invece la narrazione è scorrevole, ma monotona, l’attenzione dello spettatore comincia a scemare e il finale delude perché risulta prevedibile.

Una doppia verità, interpretato da Keanu Reeves e da un’irriconoscibile Renée Zellweger, è un film che promette senza mantenere, che mette in mostra gli intrecci di una comunità agiata, nella quale si allunga l’ombra del delitto. Un prodotto che alimenta il desiderio di conoscenza senza però riuscire ad appagarlo. Ed è un vero peccato perché la regista le capacità le possiede; difatti riuscire a far conoscere un mondo (una ricca comunità della Lousiana) attraverso pochi personaggi e dialoghi mirati e minuziosi, non è da tutti.

Uscita al cinema: 15 giugno 2017

Voto: **1/2

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3 pensieri su “Una doppia verità di Courtney Hunt: la recensione

  1. Hai ragione, Renee Zellweger è diventata uno spettacolo pietoso. Non perché sia brutta, ma perché non sembra più lei, i suoi lineamenti non ricordano neanche lontanamente quelli originari. E il bello è che non aveva assolutamente bisogno di rifarsi, né di dimagrire.
    Riguardo al film, a me è piaciuto, ma riconosco che è un po’ piatto, soprattutto nelle scene madri. Quando si arriva al verdetto o alla reale soluzione del caso non ho fatto nessuno scatto sulla sedia, non ho avuto quella sensazione di coinvolgimento estremo che sempre dovrebbe esserci in un legal thriller. Insomma, assegno al film 3 stelle convinte, ma di più no.

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