Nerve di Ariel Shulman e Henry Joost: la recensione

I giochi online sono così pericolosi

Attualissimo thriller sul web, Nerve s’immagina (in un futuro prossimo) un gioco online con delle sfide social impossibili da rifiutare. Il film del duo Joost-Schulman, che adattano (liberamente) l’omonimo libro di Jeanne Ryan, sembra parlare del famigerato Blue Whale, eppure si sente distintamente odore di teen thriller, troppo pop e moralmente esplicito per risultare convincente.

Vee è la migliore amica di Sydney, che la considera una repressa e la invita a partecipare a Nerve, un gioco online illecito. Vee, dopo aver subito una cocente umiliazione da Sydney, decide di giocare e la prima prova la porta a conoscere Ian, un ragazzo che diventerà il suo inseparabile compagno di sfide.

Incappando in maniera casuale davanti a Nerve si può notare come sia in grado di donare allo spettatore quella sensazione di irrequieta paranoia, che fatica a staccarsi di dosso, finendo quasi per diventare coinvolgente. Tuttavia non è tutto oro quel che luccica (pur essendo a Manhattan) e si finisce per osservare un prodotto dalle deboli fondamenta, che tende a correre senza sosta (i due protagonisti s’incontrano e si piacciono nelle finestre temporali che intercorrono tra una prova e l’altra) e a sbattere in faccia allo spettatore un moralismo urlato e superficiale e per questo motivo poco credibile. Perché l’evolversi della vicenda non diventa un monito per i giovani immersi nel web, piuttosto esibisce un’operazione troppo rassicurante per interessare veramente.

Contraddistinto da una fotografia allucinata, Nerve sa gestire il ritmo e l’evolversi della vicenda; tuttavia non è in grado di far riflettere fino in fondo perché se è vero che le nuove generazioni, dietro un nickname qualunque, possono diventare dei mostri, non per questo riescono a esserne realmente consapevoli e prenderne le distanze. Il film del duo Joost-Schulman è accomodante, risolve i problemi con un click del mouse e non riesce a farsi strada nella mente dello spettatore. Ed è un vero peccato perché le potenzialità per raccontare, con maggior coraggio, una piaga dei giorni nostri c’erano. Inoltre c’era la possibilità di spingere sul pedale del piacere voyeuristico, che accomuna il pubblico in sala e il pubblico all’interno del film, che non sa (o non vuole) distogliere lo sguardo dai video delle prove (potenzialmente mortali) del gioco.

Nerve incappa in qualche stereotipo, in troppe scorciatoie narrative (la protagonista non sente di vivere un incubo perché è troppo poco il tempo per metabolizzare) e difetta nella costruzione dei personaggi principali (Emma Roberts non è credibile nel ruolo dell’ingenua e impacciata Vee). Insomma si è davanti a un teen movie che, paradossalmente, rischia di invogliare i giovani a giocare, a prendersi rischi sempre più grandi per essere dei “giocatori” nella vita. Tanto poi arriva la morale (togliti la maschera, non nasconderti dietro un nickname, impariamo a conoscerci) e un hacker che spegne l’intera giostra con il tasto di un mouse. La realtà appare molto diversa e il film non riesce a rappresentarla con brutalità e giustificata paranoia.

Uscita al cinema: 15 giugno 2017

Voto: **

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