Quando un padre di Mark Williams: la recensione

Una catarsi stucchevole e forzata. La famiglia prima di tutto?

Esordio dietro la macchina da presa di Mark Williams, Quando un padre è un prodotto con numerose pecche. Un film che oscilla pericolosamente tra il medical drama e il superficiale dramma esistenziale, alla ricerca di una catarsi forzata e mai realmente convincente.

Film melenso e contenitore di emozioni fasulle e posticce, Quando un padre rasenta la superficialità e mostra l’evoluzione di un padre nel momento in cui deve affrontare la malattia del figlio. Difatti il regista esibisce un uomo legato indissolubilmente al proprio lavoro di “cacciatore di teste” (rescruiter per i comuni mortali), colui che porta lo stipendio a casa, a ridosso di una promozione importante. Egli, abituato a stare seduto alla sua scrivania per 18 ore, dovrà fare i conti con la leucemia del figlio e l’importanza di essere al suo fianco in questa pericolosa battaglia.

Convenzionale catarsi che lascia a desiderare in più di un’occasione, Quando un padre è fintamente sentimentale, mostra il cinismo di un uomo disposto a tutto e la sua svolta prevedibile (un’azione buona per assicurarsi il “paradiso”). Insomma si ha a che fare con un prodotto da evitare accuratamente per non incappare nel sentimentalismo posticcio e forzato che una pellicola di questo tipo vorrebbe trasmettere allo spettatore seduto in sala.

Accompagnato da uno sviluppo vacuo, che mostra gli “squali” come Dane Jensen (il protagonista) intenti a insegnare ai giovani rampolli come scegliere i candidati migliori, Quando un padre affronta la malattia, e le sue conseguenze, con superficialità e poco realismo. La reazione (tardiva) del padre è la rappresentazione di una società che mette il lavoro davanti a ogni affetto e questo può anche essere cinico realismo, tuttavia è il resto del film a far ricredere il pubblico seduto in sala. Il post-diagnosi è un assemblaggio di vari argomenti (sul senso della vita, su Dio, sull’11 settembre) che fanno deragliare il film, che si mette alla costante ricerca del lieto fine melenso e strappalacrime.

Pellicola evitabile e che pone al centro della questione una “crisi” matrimoniale causata dalla costante assenza maschile (che lavora alacremente, paragonandosi a Iron Man) e che trova il suo culmine quando il figlio della coppia si ammala, Quando un padre è sentimentalmente falso e ricattatorio. Un film da accantonare e da dimenticare ben presto.

Leggi l’articolo anche su Persinsala

Uscita al cinema: 8 giugno 2017

Voto: *

 

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