Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar di Joachim Ronning e Espen Sandberg: la recensione

Un deja-vu senza carisma

La saga si arricchisse con l’ennesimo episodio, che però non vede più al timone Gore Verbinski ma il duo Ronning-Sandberg. Il risultato è una pellicola deja-vu del primo episodio, anche se manca il carisma di Orlando Bloom e l’ironica e seducente presenza di Keira Knightley. Inoltre Jack Sparrow è ridotto a una macchietta di se stesso, una controfigura del personaggio slapstick che, in passato, ha attirato numerosi spettatori al cinema.

Per liberare Will Turner dalla maledizione il figlio Henry deve recuperare il Tridente di Poseidone. Per raggiungere il suo scopo dovrà fare affidamento su Jack Sparrow e su Karina Smith, una giovane astronoma accusata di stregoneria. Nel mentre sulla sua strada si frappone il capitano Salazar, ridotto a un morto vivente e in cerca di vendetta.

Pellicola dal sapore nostalgico e contraddistinta da una computer grafica invasiva (ingombrante, nonostante la raffinatezza e il dettaglio), Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar lascia l’amaro in bocca e si dimostra un capitolo (di troppo) di una saga che doveva chiudersi perlomeno dopo il terzo episodio (nel 2007) per evitare che la figura di Jack Sparrow (iconico e divertente marchio di fabbrica) diventasse un personaggio senza più nulla da dire. Ed è chiaro che la scelta di tornare sul set si è dimostrata fallace perché si è di fronte a un prodotto senza spina dorsale, che ricalca La maledizione della prima luna (i morti viventi cercano Sparrow per vendicarsi e per spezzare la maledizione) e che si trascina abbastanza stancamente fino alla conclusione. Difatti colui che doveva essere il mattatore indiscusso, unico protagonista di una saga incentrata sulle sue peripezie, diventa un orpello ridondante che viene completamente soppiantato dalla figura di Karina, colei che tiene in pugno le redini della vicenda grazie al suo passato così colmo di mistero.

Nonostante l’accattivante computer grafica, Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar tende a correre, a gettare (in più di un’occasione) spizzichi e bocconi di trama, che si intervallano con l’avventura e l’azione più sfrenata possibile. La confusione regna sovrana, l’ironia e gli scambi di battute (invitanti motori delle precedenti pellicole) sono ridotti a un lumicino e faticano a entrare in un meccanismo non esente da difetti. Purtroppo si ha a che fare con un prodotto deludente, che non dona un attimo di tregua e che si rifà a una storia già vista per coinvolgere una nuova generazione di pubblico. Una scelta azzardata, perché la novità di La maledizione della prima luna era innegabile e anche il personaggio Jack Sparrow si dimostrava un’innovazione cinematografica; difatti se nel primo capitolo il capitano della Perla Nera era un freak altamente geniale, in Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar si assiste a un assottigliamento del suo carisma e alla sua trasformazione in un leader debole e privo di spina dorsale.

Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar è un tassello cinematografico informe, un prodotto che si esaurisce progressivamente e che non riesce a tenere mai alta la tensione e l’interesse nei confronti della storia. Un’altra delusione per Johnny Depp, attore che stecca anche con i suoi consueti cavalli di battaglia.

Uscita al cinema: 24 maggio 2017

Voto: **

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