47 metri di Johannes Roberts: la recensione

Attenzione allo squalo!

Survival movie, che possiede il merito di essere un film claustrofobico nonostante lo spazio aperto dell’Oceano, 47 metri è un film decisamente migliore rispetto ad altri prodotti simili, sterili e puerili; tuttavia è evidente che non sia questo acclamato capolavoro della tensione declamato dai più.

Lisa e Kate sono in vacanza in una località marina messicana. Le due sorelle sembrano divertirsi, ma Lisa è turbata perché il suo ragazzo Stuart l’ha lasciata prima di partire. Kate decide di portarla fuori a bere e qui incontrano due ragazzi messicani, che propongono loro di fare un’immersione in mare aperto dentro una gabbia per osservare gli squali. Le due ragazze, nonostante le incertezze di Lisa, finiscono per accettare, ma una volta sott’acqua la gabbia si sgancia e finiscono a 47 metri di profondità, con poca aria e con troppi squali attorno.

La tensione è palpabile, l’orrore in fondo al mare e l’ineluttabile minaccia dello squalo sono gli stilemi riconoscibili di 47 metri, un thriller nel quale il regista Johannes Roberts misura bene il tempo a disposizione e costruisce un prodotto non disdegnabile. E quest’ultimo aggettivo rende bene l’idea della pellicola, perché, in fin dei conti, si tratta di un prodotto appena sufficiente e non di un capolavoro di genere. L’idea del regista è quella di accattivare lo sguardo dello spettatore, di coinvolgerlo grazie a una costruzione narrativa potenzialmente minacciosa e si può affermare che Roberts riesca nell’intento. Ma tutto il resto lascia spesso a desiderare; l’ansia che la situazione porta con sé è altalenante, le apparizioni dello squalo si contano sulle dita di una mano e il ritmo ne risente. L’unica cosa che realmente può tenere lo spettatore in apprensione è la possibilità che la protagonista non ce la faccia, perché la tendenza ultimamente è quella di non salvare nessuno, soprattutto se la ricerca d’avventura può portarti a rischiare la vita.

Film che riesce a farsi claustrofobico (nonostante ci si trovi nelle profondità del mare aperto) e che trova la paura attraverso riprese singolari e minacciose (e una visibilità ridotta), 47 metri si dimostra migliore di prodotti simili, che utilizzano lo squalo come minaccia impossibile da controllare (proprio perché letale e senza pietà). Tuttavia ci si accorge di quanto l’ansia scemi progressivamente, di quanto la salvezza sia un affare fatto di pochi dettagli e di come sia prevedibile e svogliato il thriller di Roberts. Nonostante ciò alcune trovate appaiono interessanti e il finale può essere definito una vera chicca.

Uscita al cinema: 25 maggio 2017

Voto: **1/2

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