King Arthur – Il potere della spada di Guy Ritchie: la recensione

Dimenticate Semola…questo Artù è un mascalzone

Adattamento cinematografico di Guy Ritchie, King Arthur – Il potere della spada consegna al pubblico un eroe riottoso, spocchioso ma consapevole dei propri limiti. Un piccolo delinquente in grado di cavarsela per le strade, ma incapace di ambire a qualcosa di più grande. Un personaggio costretto da un mito a diventare leggenda e in grado, grazie alla sua perseveranza, di costruirsi il proprio destino.

Dopo aver sconfitto l’offensiva del pericoloso mago Mordred, il re Uther si deve difendere dal tradimento del fratello Vortigern. Sua maestà viene ucciso, ma il piccolo principe Arthur riesce a salvarsi e viene recuperato sulle sponde del Tamigi nella poverissima Londinium. Cresciuto in un bordello, Arthur diventa un piccolo delinquente che non sopporta le istituzioni. Un giorno riemerge dai mari la leggendaria Excalibur incastonata in una roccia.

Rilettura contemporanea della letteratura arturiana, King Arthur – Il potere della spada rientra a pieno titolo nel modello filmico di Guy Ritchie; difatti c’è la tendenza a eccedere per restituire un intrattenimento ipercinetico, accompagnato dal tratteggio psicologico di un personaggio ironico e arrogante, che catalizza l’attenzione e che funziona. Nonostante i rimandi a Robin Hood e all’oscurità da Signore degli anelli (la torre del mago ricorda distintamente quella di Sauron), il film di Ritchie convince grazie alla sua assoluta sfrontatezza e a una costruzione visiva che accattiva lo sguardo a più riprese.

Il tentativo di Ritchie è quello di mostrare un eroe suo malgrado, un protagonista che non si sente in grado di assolvere al compito perché incapace di prendersi le responsabilità e di vedere qualcuno lottare per lui. Difatti Artù è una singolarità che ha imparato a cavarsela, arraffando e complottando per le strade che circondano il bordello in cui è cresciuto. Insomma si ha a che fare con un eroe che sente il peso sulle spalle, che deve responsabilizzarsi, ma che non aspira alla grandezza. Come aggravante c’è anche un sanguinario zio, che si diletta con la magia nera e che non prova nessuno scrupolo.

Ritchie scansa l’epica e preferisce esibire un eroe che il destino ha condannato a una strenua lotta (totalmente in CGI) contro il male; attorno a lui un universo magico (senza Merlino) che fa comparire serpenti giganteschi ed elefanti grandi come palazzi.

King Arthur – Il potere della spada è un prodotto che predilige l’intrattenimento, i combattimenti e l’eterna lotta tra il bene e il male. Un prodotto che spinge il proprio protagonista a oltrepassare le sue capacità e le sue convinzioni. Insomma un film dal forte impatto visivo (un’ottima fotografia, che funge da commento alle sensazioni che le immagini dovrebbero trasmettere), che è in grado di coinvolgere il suo pubblico, bramoso di azione, battaglie dialettiche e schermaglie umoristiche, immancabili stilemi del cinema di Ritchie.

Leggi l’articolo anche su Persinsala

Uscita al cinema: 10 maggio 2017

Voto: ***

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2 pensieri su “King Arthur – Il potere della spada di Guy Ritchie: la recensione

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