Song to Song di Terrence Malick: la recensione

Malick smarrito alla ricerca del posto felice

Se negli anni passati i film di Malick si contavano sulle dita di una mano, ultimamente il regista texano sforna un “manifesto” all’anno. Purtroppo pare che questa rinnovata verve creativa non sia decisamente convincente e, dopo l’enigmatico (e straniante) Knight of Cups, giunge al cinema Song to Song, pellicola che ostenta un doppio triangolo amoroso, in cui il sentimento di smarrimento è vivido e tangibile.

Austin, Texas. BV è un cantautore che insegue il successo. Incontra Faye a una festa di Cook, giovane produttore musicale. Tuttavia BV non sa che Faye e Cook si conoscevano già e avevano una relazione.

Ennesimo prodotto di Malick con il medesimo stile (la macchina da presa sinuosa e avvolgente, la ricerca dell’improvvisazione), Song to Song, seppur meno criptico e metaforico di altri, non riesce a convincere il pubblico a causa della sua insistita voglia di farsi ridondante manifesto di un concetto. Stavolta il regista americano prende in esame il tema del ritorno (anche come consapevolezza di sé e dei propri errori), eppure ciò che emerge vividamente è un fortissimo sentimento di smarrimento (chi sono? ho paura?), che fa capolino all’interno di un intreccio di anime perdute che accolgono nella loro vita la tentazione, il desiderio e l’ambizione fino alla perdizione. Nonostante il tema appaia interessante e venga trattato dal regista con meno metafore metafisiche e minor autocompiacimento, la reiterazione visiva e dialogica rende il film insopportabile e superficiale. E di conseguenza anche la bellissima fotografia di Lubezki (vedute magnifiche intervallate da una scelta naturale e non artefatta), non riuscendo a rivelarsi utile strumento di accompagnamento all’introspezione, risulta patinata e poco significativa.

Falsità e intrattenimento, errori e amoralità si alternano in Song to Song, un film che tratta dei dilemmi esistenziali di un gruppo di bellissimi figuranti (nonostante si tratti di un cast di altissimo livello), che si inseguono a vicenda e che ambiscono al perdono per fare ritorno alla semplicità delle cose, forse l’unico modo per essere realmente felici. Ed è proprio questa possibilità a permettere di abbracciare nuovi scenari e, forse, nuove strade per Malick.

Frammentario, provocatoriamente allusivo (il sesso avviene sempre fuori dal quadro) e affiancato da una voice over che esplicita le intimità e le fragilità di ogni personaggio, Son to Song è un percorso di consapevolezza di cosa si vorrebbe veramente nella vita. Un prodotto dall’animo sperimentale e ardito, che pesa gli errori e le derive per poi tirare le somme e giungere a quella semplicità, che però il regista, presuntuosamente, non traduce in immagini.

Leggi l’articolo anche su Persinsala

Uscita al cinema: 10 maggio 2017

Voto: **

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