Alien Covenant di Ridley Scott: la recensione

Il sangue…fate scorrere il sangue

Erano altissime le aspettative per il sequel di Prometheus e proprio per questo motivo non si può rimanere pienamente soddisfatti. Infatti il nuovo prodotto di Ridley Scott dimostra di essere sì più efferato, più violento e (visivamente) aggressivo, ma il tema della creazione comincia a essere pedante.

L’astronave Covenant sta trasportando numerosi embrioni e migliaia di coloni in direzione di un lontanissimo pianeta simile alla Terra. Durante il viaggio l’astronave subisce un’avaria, perde un uomo dell’equipaggio e intercetta un messaggio d’aiuto. Il nuovo capitano della spedizione decide di seguire l’SOS e di sbarcare sul pianeta.

Ci sono due aspetti da tenere in considerazione nel momento in cui si deve analizzare Alien Covenant: il primo riguarda l’apparato visivo, decisamente più inquietante e horror rispetto ai precedenti, mentre l’altro concerne il tema trattato, ovvero quel desiderio di creazione, di sentirsi divino e invincibile, che confluisce nella figura di David, droide “troppo umano” della precedente spedizione Prometheus.

Si può rimanere piacevolmente soddisfatti se si considera il livello di tensione e di sangue, la minaccia delle creature aliene e una conclusione che si dimostra un ineluttabile destino; purtroppo non è lo stesso dal punto di vista tematico e di come viene affrontato l’argomento trattato. Difatti il sentimento divino del droide David, la necessità di onnipotenza e la possibilità di distruzione-creazione sembrano caratteristiche che vengono trattate con ripetuta “affettuosità” da parte di Scott, rivelandosi tuttavia poco coinvolgenti e generando scene involontariamente comiche. Infatti mortalità e immortalità s’incontrano all’interno di un “campo di battaglia” difficilmente gestibile, perché il tentativo di fare filosofia si scontra con la necessità dello spettatore di vivere emozioni forti e inquietanti.

Ed è proprio la scelta di far convivere i due stili a far storcere il naso, perché se da una parte si ha la netta sensazione che si tratti con estrema leggerezza (e superficialità) un tema delicato, dall’altra parte ci si aspetta i corpi smembrati e il sangue di quindici componenti dell’equipaggio, pronti a divenire carne da macello per i parassiti alieni. Scott riesce a restituire un’atmosfera nella quale il male assoluto non possiede rimorso e neppure pietà, continua a battere il tasto sull’eroina al femminile e lascia in sospeso qualsiasi sviluppo narrativo. Tuttavia Alien Covenant ha i suoi difetti e non li nasconde; un prodotto che esibisce l’orrore e che catalizza l’attenzione, peccato per la filosofia spiccia.

Leggi l’articolo anche su Persinsala

Voto: **1/2

Uscita al cinema: 11 maggio 2017

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