The Circle di James Ponsoldt: la recensione

È tutto talmente famigliare

Le apparenze ingannano e quello che doveva essere un thriller (neanche tanto) futuristico si trasforma in un film che non possiede né il ritmo giusto né le parole per raccontare uno scenario social 2.0 più agghiacciante di quello attuale.

Mae Holland è una ragazza che ambisce a lavorare a The Circle, un’azienda leader del mercato web. Riuscirà a ottenere un colloquio grazie alla sua amica d’infanzia Annie, che fa parte del gruppo dirigente di The Circle. Mae si ambienta bene nel nuovo luogo di lavoro, ma ben presto scoprirà che i due fondatori (Bailey e Tom) nascondono più di un segreto.

Tratto dall’omonimo romanzo di Dave Eggers, The Circle è un film che racconta le interazioni sociali in un universo dominato dal web e dalla necessità di condividere ogni momento della propria vita. James Ponsoldt mette in scena uno scenario di un futuro prossimo e prende (chiaramente) in prestito gli ambienti lavorativi dal villaggio di Google e l’approccio guascone di Bailey (Tom Hanks) dagli atteggiamenti da vero capo-popolo di Steve Jobs; eppure la superficie dovrebbe nascondere molto di più, una profondità d’indagine che non si soffermi a una situazione social che già conosciamo. Difatti si ha la netta sensazione di osservare un prodotto che delinea un mondo privo di privacy, nel quale la condivisione e la partecipazione sono i cardini dell’esistenza, dove tutti sono osservati con cura e sono catalogati attraverso le proprie esperienze di vita; un universo che il pubblico conosce già perché lo sta vivendo. Nonostante ciò esiste una fetta di spettatori che non si accorge di essere in un’era caratterizzata da interazioni fasulle e da annoiate condivisioni; e allora ecco a chi si rivolge The Circle, ovvero a un pubblico che ha bisogno di sentirsi dire che l’esasperazione di quell’intelaiatura sociale può essere fortemente controproducente.

Scorrevole, ma tutto fuorché un thriller, The Circle tende a misurare l’ambizione di una giovane disposta, inconsapevolmente (?), a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi e fotografa la pericolosità di chi è in possesso di dati sensibili di miliardi di persone sul pianeta. Per il resto il film si dimostra abbastanza innocuo e svogliato, laddove la trasparenza totale della propria anima può riservare brutte sorprese.

Privacy distrutte, anti-socialità umana, manipolazione e speculazione sono al centro di un film che si spaccia come rappresentazione di un mondo che verrà. Un prodotto velleitario e mancante di un approfondimento valido, che avrebbe giovato e permesso delle riflessioni meno superficiali e banali.

Leggi l’articolo anche su Persinsala

Uscita al cinema: 27 aprile 2017

Voto: **

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