La cura del benessere di Gore Verbinski: la recensione

Echi anni 70 per un film “orgogliosamente” di serie B

Il clamoroso flop di The Lone Ranger ha lasciato il segno e Gore Verbinski si ritrova con un budget ridimensionato, ma carta bianca. Queste “possibilità” gli permettono di realizzare La cura del benessere, un horror/fantasy con delle lacune, che però esibisce delle interessanti scelte visive e stilistiche.

Il giovane e ambizioso Lockhart, venditore di successo di una grossa società finanziaria, viene convocato dal consiglio d’amministrazione per una questione delicata: Roland Pembroke, il CEO della società, è in una SPA svizzera e non sembra avere intenzione di tornare. Ma la fusione è imminente e a Lockhart viene chiesto di recarsi sul posto per farlo rinsavire.

Pellicola che dimostra di non possedere un genere prestabilito, La cura del benessere è uno strano esperimento stilistico di Verbinski. Difatti sebbene le tematiche siano contemporanee (il logorio della vita moderna, l’ambizione vista come un male oscuro e la necessità di curarsi, di purificarsi), il film del regista di The Ring si diverte a giocare con le contaminazioni ambientali (uno spettrale castello arroccato sulle Alpi Svizzere), visive (la fotografia ricalca i film della Hammer anni 70) e sonore (le nenie appartengono a un universo di Dario Argento), finendo per costruire un gotico, con cliffangher disseminati durante l’intera pellicola che instillano nello spettatore confusione.

Nonostante una parte centrale che si perde in qualche sproloquio di troppo, La cura del benessere pesca da più parti (da Shutter Island coglie lo sviluppo e il tratteggio del personaggio principale) e si dimostra una pellicola da vedere. L’ambiguità del luogo, la fotografia fumosa e lo stile da horror d’altri tempi riescono a catalizzare l’attenzione dello spettatore e permettono a Verbinski di divertirsi nel costruire un film stratificato e, apparentemente, complesso. La svolta gotica toglie contemporaneità ai temi trattati, ma questo non significa che ci si trovi di fronte a un prodotto da disprezzare.

Consapevole (e orgoglioso) del suo status da “film di serie B”, che gli permette di spaziare e non rispondere puntualmente alle regole di genere, La cura del benessere tratteggia personaggi inquietanti ed è verboso oltre ogni limite (145 minuti risultano decisamente eccessivi), tuttavia l’interesse non si spegne e trova inaspettate e psicotiche chiavi di lettura fantasy.

Uscita al cinema: 23 marzo 2017

Voto: ***

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