Planetarium di Rebecca Zlotowski: la recensione

Tanto fumo e niente arrosto

Diretto da Rebecca Zlotowski, Planetarium è un film indecifrabile, un prodotto che cela l’obiettivo o che, molto più drammaticamente, non ce l’ha. L’unico reale interesse è vedere all’opera la figlia di Johnny Deep e Vanessa Paradis: un’attrice che (forse) si farà, ma che per ora mette in mostra un’interpretazione ingessata e poco convincente.

Parigi, 1930. Kate e Laura Barlow sono due sensitive americane impegnate in una tournée europea. Un giorno incontrano l’importante produttore André Korben che, strabiliato dalla seduta con le due sorelle, vuole tentare un’impresa impossibile: riprodurre sulla pellicola la presenza di uno spirito.

È estremamente difficile recensire una pellicola quando si ha di fronte agli occhi un affresco fumoso e poco chiaro; difatti il prodotto diretto dalla Zlotowski (ambientato a Parigi sul finire degli anni Trenta) pone al centro della sceneggiatura misticismo, spiritismo e cinema, laddove lo spiritismo sembra (perlomeno all’inizio) risultare l’argomento centrale di discussione. Eppure la pellicola scivola da una situazione all’altra, senza una continuità tematica, ed è così che l’innovazione cinematografica, che l’importante produttore André Korben insegue a inizio film, finisce per svanire nel nulla tra un cambio d’abito e un primo piano del personaggio impersonato da Natalie Portman.

Accompagnato da una ricerca stilistica che vorrebbe richiamare il cinema del passato (dissolvenze a cerchio e formato in 4:3), Planetarium si perde nell’ambizione della sua regista e, nonostante l’intensità recitativa di Natalie Portman, finisce per essere un film inconcludente. Certamente si assiste al forte rapporto tra le due sorelle Barlow (sensitive dalla dubbia professionalità) e si nota un’attenzione particolare alle scenografie e a una fotografia volutamente sporca, quasi graffiata, eppure lo spettatore si ritrova ad assistere a una vicenda che, con il proseguire dei minuti, diventa ossessiva e controproducente.

Planetarium fotografa gli anni Trenta e la corrispondente “corsa all’innovazione cinematografia” tra Stati Uniti e Francia, esibisce un triangolo poco chiaro (al quale non viene dato adeguato spazio), sottolinea la ricerca dell’attrazione e un’infondata paura nei confronti dello straniero; tutti temi che vengono gettati in pasto alla sceneggiatura senza i corretti collegamenti causa-effetto, strumenti che sarebbero stati perlomeno utili per una comprensione pseudo-lineare di un racconto dalle numerose pecche.

Presentato a Venezia 73, Planetarium si rivela un prodotto deludente, che non possiede una direzione e nemmeno uno scopo. Un film dall’impianto narrativo nebuloso, che misura l’ambizione attraverso la ricerca di una nuova attrazione cinematografica oppure tramite le inaspettate luci della ribalta riservate alla protagonista Laura.

Leggi l’articolo anche su Persinsala

Uscita al cinema: 13 aprile 2017

Voto: **

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