Lasciati andare di Francesco Amato: la recensione

Umorismo, acidità ed equivoci

Commedia degli equivoci con protagonista uno scostante, pigro ed egocentrico Toni Servillo, Lasciati andare è il bizzarro e umoristico “romanzo” di formazione in età avanzata. Un’opera in grado d’intrattenere, che sa declinare i numerosi codici comici al suo servizio.

Elia è uno psicologo che “cura” i suoi pazienti attraverso l’ipnosi, ma ormai li ascolta in modo distaccato. Taccagno, egoista, avaro d’emozioni e appesantito dai dolci che ingurgita durante le sessioni, Elia ha un’ex-moglie (che vive nell’appartamento di fianco) e un cattivo rapporto con la sua comunità ebraica. Un giorno accusa un leggero malore e il suo medico gli consiglia di andare in palestra; qui incontra Claudia, una giovane estrosa personal trainer, che si offre di seguirlo privatamente.

Pellicola che diverte grazie a delle trovate illuminanti, Lasciati andare è il terzo lungometraggio diretto da Francesco Amato e, bisogna ammettere, che si tratta di un prodotto riuscito sotto tanti punti di vista. L’obiettivo è quello di mettere in scena una commedia estrosa (come lo è la co-protagonista Claudia, impersonata da Veronica Echegui), che fa dell’equivoco (spesso slapstick) la sua dote e la sua forza. Perché ciò che fuoriesce dal film è un inno alla vita, uno sprono a lasciarsi andare e comportarsi in modo genuino e spensierato. Ed è proprio grazie a tale approccio che lo psicologo ebreo Elia (annoiato dai pazienti e appesantito dalle scorte di pasticcini) si affida a una personal trainer, colei che lo aiuterà a guardare l’esistenza con leggerezza grazie un’altra lente d’ingrandimento.

Toni Servillo dona a Elia quel cambio di passo, quella professionalità arcigna e disincantata che permette allo spettatore di affezionarcisi, nonostante il suo carattere burbero, scostante ed egoista. Difatti è il suo approccio a dover cambiare in favore di una maggior apertura mentale per ritrovare coscienza delle sue asperità caratteriali. L’impossibilità di staccarsi da una ex-moglie che lava e stira per lui e con cui passa qualche serata all’Opera e la necessità di superare la diffidenza nei confronti di una donna che lo psicanalizza inconsapevolmente (a cui ci si affeziona) sono solo alcuni dei segni distintivi che permettono a Lasciati andare di rivelarsi come una commedia di spessore, accompagnata dalla riconoscibile fotografia acida e colorata di Vladan Radovic e dalla puntuale penna di Francesco Bruni.

Prodotto che in chiusura esibisce la versatilità di Luca Marinelli (delinquente balbuziente da quattro soldi), Lasciati andare è un’avventura ritmata e scanzonata, che sa far sorridere con intelligenza e acidità. Una pellicola cucita addosso a Servillo, che dona al personaggio di Elia il giusto apporto di disincanto esistenziale, strumento utile per poter cambiare e ritrovarsi più generoso e meno avaro di emozioni.

Leggi l’articolo anche su Persinsala

Uscita al cinema: 13 aprile 2017

Voto: ***1/2

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