The Startup di Alessandro D’Alatri: la recensione

È eccessivo fare un film su qualcuno che non ha ancora raggiunto nessun obiettivo?

Pellicola che racconta l’ascesa imprenditoriale del diciottenne Matteo Achilli, The Startup si dimostra un prodotto derivativo, ma scorrevole. Un film nel quale lo spirito d’iniziativa e la strafottenza giovanile permettono di vivere un sogno e guadagnare grazie alle proprie idee.

Matteo Achilli ha 18 anni e sogna una carriera agonistica nel nuoto. Ma quando gli viene preferito il figlio dello sponsor, Matteo si rende conto che in Italia conta più la raccomandazione che il merito. E allora decide di creare un portale di rescruiting che con un algoritmo crea una classifica oggettiva sulla base dei percorsi accademici.

Chi è Matteo Achilli e cos’è Egomnia? Fino a quando Alessandro D’Alatri non ha cominciato a realizzare The Startup in pochi conoscevano il giovane rampante del web, che a 18 anni ha avuto l’idea di costruire un portale digitale dedicato alla ricerca del lavoro tramite un algoritmo oggettivo e non attraverso valutazioni soggettive. E allora sorge il dubbio che il film sia una gigantesca operazione di marketing per ricordare (o presentare a chi non ancora non lo conosce) l’esistenza di un portale come Egomnia. Dopotutto si ha a che fare con un biopic su un ragazzo che (forse) si farà, ma che non ha ancora sfondato completamente. E il tutto viene concentrato e reso disponibile da una pellicola che inneggia all’Italia giovane che non si arrende mai, che crede nei propri sogni e nelle proprie rivalse, ma soprattutto che fa capire che si può arrivare ai salotti bene di Milano anche partendo dalla periferia romana di media fatiscenza.

Scansando i cattivi pensieri (che però permangono anche durante i titoli di coda), ci si deve concentrare sulla confezione cinematografica. Il messaggio di D’Alatri è lodevole e sprona a sacrificarsi per la causa, eppure The Startup (pur non mettendosi in comparazione con The Social Network) finisce per essere derivativo se si va ad analizzare qualche svolgimento narrativo. Perché se l’atteggiamento di Matteo (uno contro tutti) può ricordare quello di Zuckerberg, il rapporto con l’ingegner Giacobucci (colui che sviluppa con Achilli il software) è molto simile al rapporto d’amicizia tra Steve Jobs e Steve Wozniak, con la differenza che la “coppia” italiana vive di tira e molla per l’intera durata della pellicola.

Contrappuntato da una musica invasiva (che prova a dare ritmo alla vicenda) e contraddistinto da una storia d’amore a distanza e travagliata (vero motore centrale dell’intera sceneggiatura), The Startup ha il difetto di diventare progressivamente approssimativo e scontato. L’iniziale scorza etica di Matteo che perde i pezzi a favore delle seduzioni milanesi, il mondo lavorativo degli adulti visto come un inferno cannibalistico e le giustapposizioni conclusive frutto di una sceneggiatura che deve mettere in bilico per poi ricomporre con uno stile eclatante sono solo alcune delle banalità che The Startup (biopic romanzato di un ragazzo che non ha ancora realizzato nulla di realmente concreto, ma ci sta lavorando) presenta al pubblico. Però bisogna ammettere che D’Alatri ha coraggio nell’imbarcarsi in un progetto così complesso, che può non attrarre e che rischia di diventare un farraginoso tentativo di dimostrare che con il duro lavoro e il sacrificio si può creare qualcosa.

Insomma The Startup ha le sembianze di una fiction televisiva dal montaggio incalzante e dalla fotografia livida e crudele. L’importante è credere nei propri sogni, il grado d’ambizione farà il resto, ma attenzione non bisogna spingersi troppo in là perché quando si crede di volare troppo in alto è facile rischiare di cadere e farsi male.

Leggi l’articolo anche su Persinsala

Uscita al cinema: 6 aprile 2017

Voto: **1/2

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