Power Rangers di Dean Israelite: la recensione

Poca azione nella posticcia messinscena anni Novanta

Riproposizione cinematografica della celebre serie televisiva, Power Rangers propone una lunghissima premessa (l’azione si palesa solamente nell’ultima mezz’ora) per trattare, con dovizia di particolari, tutti i drammi che affliggono i cinque componenti della nuova squadra. Una scelta che non convince e che fa sembrare il film di Dean Israelite un dramma adolescenziale piuttosto che un prodotto dedicato a un gruppo di supereroi intenti a sconfiggere una pericolosa minaccia.

Jason è il quarterback del suo liceo, ma a causa di una bravata finisce agli arresti domiciliari e ai corsi di recupero scolastici. Qui incontra Billy, un ragazzo con la sindrome di Asperger che, dopo aver manomesso il braccialetto elettronico del compagno, lo invita a scovare cianfrusaglie nella miniera abbandonata della città. In questo luogo i due ragazzi incontrano Kimberly, Trini e Zack, tre ragazzi solitari e annoiati della vita. Insieme a loro Billy trova delle misteriose monete colorate, che infondono ai cinque ragazzi dei poteri straordinari.

Film che sembra ancora aggrappato a una messinscena anni Novanta (una sbiadita e sconosciuta provincia americana come scenario di una battaglia per salvare il mondo) e che tiene in ferrea considerazione i drammi adolescenziali di un gruppo di ragazzi di etnie diverse, Power Rangers è probabilmente ciò che ci si aspettava, ovvero un prodotto privo di eccessive pretese. Eppure si ha l’impressione che le basse aspettative vengano aggravate da una narrazione che fa attendere l’azione e che sembra un’estensione di una delle puntate della serie televisiva. Naturalmente le differenze ci sono e sono evidenti, ma pare che si fermino a un cambiamento di outfit (dal tessuto romboidale acetato della serie televisiva alla plastica radical-chic del film) piuttosto che a un adeguamento cinematografico delle vicende di Red Ranger e compagnia.

Deludente adattamento che prova a prendersi sul serio (facendo correre un brivido lungo la schiena a chi ora ha trent’anni e si ricorda dei pomeriggi passati davanti alla tv), Power Rangers ostenta i jingle delle serie televisiva (Go Go Power Rangers!!!), riesuma Zordon e Rita Repulsa (interpretati rispettivamente da Bryan Cranston ed Elizabeth Banks, probabilmente entrambi bisognosi di soldi) e presenta al pubblico cinematografico i “preistorici” Zord. Purtroppo tutta questa “cianfrusaglia” anni Novanta (estremamente cara ai nostalgici della tv col tubo catodico) trova spazio in un prodotto che, cercando disperatamente di costruire dei caratteri coinvolgenti e convincenti, non si sente un B-movie ma finisce per esserlo a tutti gli effetti. Difatti il meccanismo narrativo non coinvolge il pubblico e si sfilaccia progressivamente a causa di una durata eccessiva e dell’esibizione di temi ridondanti (l’unione fa la forza ed è l’unico modo per poter salvare il mondo).

Power Rangers vorrebbe essere un blockbuster dal grande impatto mediatico, ma il risultato finale è mediocre. Il giovane pubblico può trovare qualche appiglio d’interesse, ma trovandosi a confrontare gli adolescenziali eroi con gli Avengers il risultato appare scontato.

Leggi la recensione anche su Persinsala

Uscita al cinema: 6 aprile 2017

Voto: **

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