Falchi di Toni D’Angelo: la recensione

Due poliziotti in una Napoli psichedelica e irriconoscibile

Diretto da Toni D’Angelo (figlio del famoso Nino), Falchi è un estenuante lavoro di scavo psicologico di due poliziotti, alle prese ognuno con i propri demoni interiori. Un film che mostra una Napoli estremamente diversa dalle convenzionalità cinematografiche e che sembra un omaggio alla Hong Kong di John Woo (ottima la fotografia di Rocco Marra); tuttavia ciò che non funziona è la narrazione (quasi episodica) di due differenti difficoltà nel confrontarsi con il mondo esterno.

Peppe e Francesco sono due falchi, ovvero due poliziotti che girano in borghese per i vicoli di Napoli per sventare la piccola e la grande criminalità. Peppe alleva cani da combattimento, mentre Francesco cerca di espiare, nella droga e nel sesso, un errore che lo tormenta da anni. Ma sarà il suicidio dell’ispettore capo Marino (a causa di un’indagine sul suo conto) a costringere i due poliziotti a scavare dentro di loro.

Mix di generi (melodramma e noir) e di atmosfere, Falchi esibisce un ottimo comparto tecnico, utile a restituire un’interessante sensazione allo spettatore, tuttavia ciò che risulta carente è la vicenda che coinvolge i due poliziotti del reparto mobile della polizia di Napoli. I loro demoni (nell’accettare un errore, trovare una catarsi e abbandonare il dolore o l’accontentarsi di una seconda possibilità) divengono parte integrante di un film che procede a strattoni e in cui silenzi dovrebbero essere eloquenti e il minimalismo dialogico illuminante. Purtroppo Falchi non riesce nel suo intento di restituire allo spettatore un’esperienza empatica e dolorosamente intima perché sfocia nell’autocompiacimento e nel citazionismo spicciolo, dimenticandosi di raccontare una storia o uno spaccato di essa.

Nonostante il cast di tutto rispetto (Michele Riondino e Fortunato Cerlino), Falchi è l’esempio di un cinema d’autore che si rifà a dei modelli riconoscibili (il poliziottesco intimista e rivisto in chiave moderna, la sceneggiata napoletana che si fa ben presente nelle sequenze conclusive) non riuscendo a essere autentico. Un errore che si ripercuote all’interno di un film che si presenta come un estenuante scavo psicologico ridonante e sottoritmo. Difatti i due protagonisti (frutti di un mondo in cui il bene e il male convivono su un confine molto sottile) s’interrogano su dilemmi dal sapore intimo e personale, con cui lo spettatore fatica a entrare in contatto.

Fotografato in maniera (troppo) asciutta e accompagnato da una narrazione (troppo) episodica, Falchi non racconta il reparto mobile ma preferisce concentrarsi su due unicità, che si sentono simili a quel mondo che combattono e che si rendono conto di quanto sarebbe fondamentale fare un passo avanti e voltare pagina.

Uscita al cinema: 2 marzo 2017

Voto: **

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