Non è un paese per giovani di Giovanni Veronesi: la recensione

Una generazione d’emigranti

Ispirato dai numerosi racconti degli italiani all’estero che giungono all’omonima radiotrasmissione ideata da Veronesi, Non è un paese per giovani è la perfetta rappresentazione del cinema del regista toscano: innocuo, enfatico e convenzionale.

Nonostante presenti un titolo che sembra uno stereotipato aforisma sulle nuove generazioni italiane, Non è un paese per giovani è nient’altro che lo specchio cinematografico di un programma radiofonico di Radio2, ideato e condotto da Giovanni Veronesi (il regista del film). Tuttavia l’operazione (ovvero snocciolare buona parte del materiale a disposizione attraverso le vicende in terra cubana di Sandro, Luciano e Nora) appare abbastanza innocua e certifica che la fotografia della fuga all’estero delle giovani generazioni è solamente un utile strumento che il regista usa per parlare d’altro. Difatti Veronesi prova a raccontare i ragazzi in cerca di un sogno e di un posto al sole che l’Italia non può assicurare a nessuno. Perché dopotutto se un diciottenne deve fare il cameriere nella vita, è pur sempre meglio farlo a Parigi o a Londra piuttosto che a Ostia.

Non è un paese per giovani apre con delle premesse, dei videomessaggi di italiani all’estero che ce l’hanno fatta o che “tirano a campare”, per poi cominciare a raccontare (in voice over) la storia di Sandro e Luciano. Cuba (e una baracca in una spiaggia da sogno) è la meta e lì trovano Nora, una ragazza che da anni vive a L’Havana e che, a causa di un aneurisma, ha perso qualche rotella. Una storia semplice e lineare, che naturalmente nasconde delle svolte drammatiche, un’amicizia più travagliata del dovuto e il sogno nel cassetto di uno scrittore in erba (che per l’occasione si fa crescere la barba e scrive il proprio libro sotto una capanna fatta di rami).

Lo sguardo di Veronesi è tracotante di speranza o forse solamente di accettazione; dopotutto è un dato di fatto che l’Italia non sia un paese che offre un futuro. Eppure nella pellicola si respira aria di innocuo qualunquismo, di enfasi drammatica (e nostalgica) che si abbina malamente al vitale spirito d’avventura dei giovani. Infatti l’impressione è quella di osservare un prodotto in cui Veronesi è molto più coinvolto, quasi “invidioso” di quei viaggi in terre lontane senza certezze e costrizioni. Nella sua pellicola si respira aria di passato non afferrato, la sua maturità s’intravede nelle inquadrature, nello sguardo verso il cielo a osservare le stelle e a produrre enfaticamente qualche sterile aforisma.

Insomma quello di Non è un paese per giovani è il cinema di Veronesi a tutto tondo, che può piacere oppure no. È un modo di fare cinema che può certamente permettere l’immedesimazione, ma che può anche farsi rifiutare da chi non vuole più ascoltare la solita favoletta.

Uscita al cinema: 23 marzo 2017

Voto: **1/2

 

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