Revolution – La nuova arte per un nuovo mondo di Margy Kinmonth: la recensione

Si torna dietro i banchi di scuola?

Diretto da Margy Kinmonth, Revolution – La nuova arte per un nuovo mondo è una lezione di storia (dell’arte), che mostra quanto il gesto dell’artista sia stato influenzato dalla rivoluzione bolscevica di Lenin del 1917 e viceversa. Illuminante o didattico?

Quando si parla di avanguardie russe dei primi anni del Novecento i primi nomi che vengono in mente (anche perché maggiormente conosciuti dalla massa) sono Chagall, Kandinskij e Malevic. Tuttavia Revolution – La nuova arte per un nuovo mondo porta alla ribalta altri personaggi che hanno animato la fervente e brulicante Russia artistica. Ed è così che la regista Margy Kinmonth (voce narrante del documentario e vero e proprio motore perpetuo della pellicola) presenta al grande pubblico Konchalovski, Klutsis (il creatore dei primi fotomontaggi), la moglie Kulagina (fotografa e creatrice dei primi manifesti “pubblicitari”), Rodchenko, le teorie avanguardiste in campo teatrale, Vertov (documentarista famoso per il suo L’uomo con la macchina da presa) e tanti altri. Tutti questi personaggi trovano spazio all’interno di un prodotto che racconta, con ardore appassionato, l’arte per un nuovo inizio, che si pone come obiettivo primario la distruzione delle icone del passato.

Suprematismo, costruttivismo, biomeccanica e astrattismo sono correnti artistiche che la regista britannica esibisce e spiega allo spettatore seduto in sala, che si ritrova a “sfogliare” opere d’arte scampate alla gogna della dittatura staliniana. Pur con l’intento di mostrare in che contesto ha germogliato un nuovo sguardo sul mondo di tutti i giorni, Revolution – La nuova arte per un nuovo mondo segue una salda linearità temporale, che va da Lenin a Stalin e che ostenta l’ostruzionismo artistico del secondo, colui che ha standardizzato l’arte e istituito il realismo sovietico, una corrente artistica che tornava ai canoni figurativi del passato e bandiva le forme geometriche e libere delle avanguardie.

Partendo dal concetto del quadrato nero di Malevic, la regista si addentra all’interno di un coacervo di artisti semi-sconosciuti, che hanno potuto creare e mostrarsi al mondo attraverso il loro spirito libero, che ha (fortunatamente) ispirato altre figure di spicco dell’arte successiva. Revolution –La nuova arte per un nuovo mondo, nonostante l’argomento interessante, spunto per numerose riflessioni, soffre un’impostazione didattica, che informa sufficientemente, ma non trasmette (alla sala) la necessaria passione e ispirazione. Una canonizzazione narrativa che ha ben poche affinità con ciò che racconta ed esalta. Insomma un documentario che svolge il suo compito senza la sufficiente volontà di stupire e farsi coraggioso manifesto di un florido e sconvolgente periodo artistico.

Uscita al cinema: 14 marzo 2017

Voto: ***

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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