Autopsy di Andre Ovredal: la recensione

La tremenda verità di un cadavere (?)

Horror da camera che costruisce una tensione invidiabile, Autopsy crea curiosità nello spettatore. Uno spettacolo macabro (a cui però l’occhio si abitua quasi subito) che convince e seduce.

Virginia. Nello scantinato di una villa, dove è avvenuto un plurimo omicidio, la polizia trova un corpo. Viene consegnato all’esperto medico legale Tommy Tilden che, assistito dal figlio, comincia a indagare sulla morte della giovane donna.

Con Autopsy non si è solamente di fronte a un prodotto che cerca lo spavento o il colpo di scena, ma si ha a che fare con qualcosa che seduce e coltiva la curiosità. Perché si ha la sensazione che il mistero dietro a un cadavere, privo di segni distintivi, sia molto più grande di quanto non sembri (perlomeno dopo una prima analisi superficiale). Ed è proprio grazie a questo scambio d’informazioni (tra regista e spettatore) che il film rende vivida la fiammella della conoscenza.

Autopsy coinvolge perché è credibile, perché porta il pubblico sul freddo tavolo autoptico, sul quale avviene un’analisi approfondita di un corpo apparentemente integro. L’unica cosa che si può contestare al regista norvegese è l’esasperazione dell’elemento sovrannaturale della pellicola, una variazione che aggiunge minuti, ma non dona allo spettatore (o ai protagonisti della vicenda) nessuna informazione di decisivo spessore. Difatti se da una parte il claustrofobico seminterrato della famiglia Tilden diviene un luogo pericoloso e popolato da strani avvenimenti (elementi tutti adeguatamente spesi per la costruzione della tensione), dall’altra parte la scelta di Ovredal toglie credibilità a un prodotto che incuriosisce fino alla conclusione perché le incongruenze e i paradossi di un cadavere si sommano abilmente.

Pellicola che rimane a metà strada tra il thriller e il genere gore, Autopsy ha tutto quello che si può chiedere a un horror con queste caratteristiche. Un film che impressiona per immediatezza, suspense e concisione; infatti il film diretto da Ovredal, grazie a una sceneggiatura asciutta, non sente la necessità di allungare il brodo rischiando d’inciampare in qualche intoppo narrativo.

Uscita al cinema: 8 marzo 2017

Voto: ***

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