Il padre d’Italia di Fabio Mollo: la recensione

“Il miracolo, per definizione, è contro-natura”

Opera seconda di Fabio Mollo, Il padre d’Italia si chiede cosa sia naturale e cosa non lo sia. Un prodotto che fotografa una coppia di sconosciuti, che impara a conoscersi, a volersi bene e a scoprire le ambizioni e i reciproci desideri.

Paolo voleva fare il falegname o l’architetto e invece si ritrova a fare il commesso in un negozio di arredamento. È stato lasciato da Mario (perché aveva dei desideri diversi dai suoi) e una notte incontra Mia, una donna incinta di cui si prende carico. Da quel momento i due intraprendono un viaggio “verso casa”.

Drammatico con protagonisti Luca Marinelli e Isabella Ragonese, Il padre d’Italia è un film che è in grado di porsi delle domande fondamentali senza farsi, necessariamente, retorico. Il campo d’indagine attecchisce su temi come il desiderio di paternità e maternità, l’obbligatorietà di seguire la natura delle cose e l’essere come gli altri hanno sempre voluto. Ed ecco che il regista Mollo declina i temi affrontati attraverso la delineazione di Paolo (trentenne solitario e omosessuale) e di Mia (coetanea di Paolo, incinta, esuberante e autodistruttiva), laddove il loro incontro sembra voluto dal destino e risulta fondamentale per potersi scavare dentro a vicenda.

Nonostante l’incipit del film accattivi lo spettatore, che si ritrova a scrutare con parsimonia un meticoloso lavoro narrativo votato all’introspezione personale (la premura di Paolo nei confronti di Mia li porta a intraprendere un viaggio di riscoperta del proprio io), Il padre d’Italia si arena in una parte centrale che si fa narrativamente ridondante. Eppure il film di Mollo si risolleva in una conclusione che apre a nuovi sviluppi, che fa comprendere i desideri di Paolo e le difficoltà di Mia; un finale che commuove e che permette allo spettatore di comprendere la differenza tra chi, pur soffrendo, ambisce a qualcosa di più grande e chi si ritrova ad amare e accettare qualcosa che ha sempre concepito come contro-natura.

L’abbandono (come status comportamentale ed emozionale) si colloca alla base di una pellicola che predica l’accettazione dei propri limiti, talmente radicati da poter frenare un desiderio. Il padre d’Italia ostenta pregiudizi e affetto, confronto e scontro; un film che, nonostante una musica invasiva (che a volte confonde e offusca le emozioni), si rivela un’occasione per porsi alcune domande su ciò che si desidera davvero nella vita.

Uscita al cinema: 9 marzo 2017

Voto: ***

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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