Omicidio all’italiana di Maccio Capatonda: la recensione

La spettacolarizzazione del terrore…proviamo a riderci su

Parodia che si distanzia poco dalla realtà di tutti i giorni, Omicidio all’italiana è la seconda prova registica di Maccio Capatonda. Un lavoro votato all’eccesso, che però possiede quel suo lato paradossalmente credibile.

Piero Peluria è il sindaco del piccolo paesino abruzzese di Acitrullo, dove vivono 16 persone con un’età media di 68 anni. Una notte la contessa Ugalda Martino in Cazzati si strozza mangiando e Piero (insieme al fratello Marino) pensa di trasformare il malore in un efferato omicidio, in modo che il paesino diventi famoso come Cogne, Avetrana o Novi Ligure.

Nella sua seconda prova da regista Maccio Capatonda affronta temi come la strumentalizzazione dei media e il piacere o lo sfruttamento della sventura, veri catalizzatori di ambigui cacciatori di visibilità. Il tutto è accolto con l’umorismo eccessivo e sopra le righe (ma non sempre) del comico, che prova a raccontare la realtà attraverso la parodia. Maccio Capatonda, insieme al suo fido braccio destro Herbert Ballerina, racconta la vicenda dei fratelli Peluria e della contessa “morta ammazzata” nel paese di Acitrullo. Il modello è quello dei delitti di Novi Ligure, Avetrana e Cogne, luoghi che grazie a un efferato omicidio (enfatizzato dalla stampa per anni) sono riusciti a farsi conoscere, ottenendo una macabra rilevanza.

Omicidio all’italiana punta inevitabilmente sulla risata (i giochi di parole, un marchio di fabbrica della produzione di Capatonda, si sprecano) senza però mai tralasciare la critica nei confronti degli insensati pregiudizi, del giornalismo d’assalto, della polizia incompetente e dell’intrattenimento televisivo (tutto quel che passa attraverso quella scatola non rappresenta più la realtà). Invettive, quelle del regista, che passano attraverso l’onnipresente codice dell’umorismo; difatti il regista non ha l’interesse di farsi paladino delle incongruenze italiane, ma di dimostrare, con un velo di comicità, il paradosso dell’italiano medio che gioisce quando riesce a farsi fotografare nel luogo della tragedia.

Accompagnato dalla presenza di Sabrina Ferilli (nel ruolo della femme fatale della televisione italiana, pronta a vendere l’anima pur di scovare uno scoop), Omicidio all’italiana preferisce l’eccesso alla misura e, come in Italiano medio, finisce per non rivelarsi efficace per l’intera durata della pellicola. Difatti si ha la costante impressione che quello di Capatonda sia un linguaggio “mordi e fuggi”, più adatto a brevi e incisive sortite, proprio come quei video che hanno permesso al regista di farsi conoscere al grande pubblico.

Uscita al cinema: 2 marzo 2017

Voto: **1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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