La legge della notte di Ben Affleck: la recensione

Gangster movie come tanti altri

Ben Affleck non è mai stato un attore particolarmente espressivo, ma ha sempre rimediato con le sue prove registiche, a volte, di spessore. Purtroppo La legge della notte è un film totalmente inespressivo come il protagonista impersonato dal regista; una pellicola ibrida (dramma, romanzo sentimentale e gangster movie) assolutamente insapore, che attraversa l’epoca del proibizionismo per arrivare alla legalizzazione del gioco d’azzardo. Nel mentre un filo rosso (l’amore per la donna della vita) collega l’inizio e la fine della pellicola, senza però suscitare interesse nello spettatore.

Nonostante sia contrappuntato da un cast di assoluto rispetto (Sienna Miller, Zoe Saldana, Elle Fanning, Brendan Gleeson, Ben Affleck e il nostro Remo Girone), La legge della notte dimostra di essere di una pochezza difficilmente raggiungibile. Difatti lo spettatore si ritrova ad assistere a uno spettacolo che si coniuga malamente al genere gangster movie, perché non aggiunge nessuna variazione di spicco al filone, preferendo una cospicua sottrazione di tensione e violenza, sostituite da un romanticismo stucchevole e un dramma da quattro soldi. Insomma un guazzabuglio narrativo che, con il passare dei minuti, perde in coinvolgimento e abbonda in monotonia.

Piatto e monocorde, La legge della notte narra le gesta di Joe, un delinquente anticonvenzionale (in quanto è figlio di un commissario di polizia ed ex soldato della Prima Guerra Mondiale e usa la forza solamente se strettamente necessario) innamorato di una donna da cui viene separato con la forza. Il lavoro (e la voglia di rivalsa) lo porta in Florida, laddove il proibizionismo e la vicina Cuba gli permettono di costruirsi un impero. Tuttavia il Ku Klux Klan si presenta agli usci dei suoi locali e comincia a uccidere e minacciare tutti i cubani all’interno. Un problema che Joe deve risolvere alla svelta.

Una storia lineare e senza picchi rilevanti per un prodotto che vede dietro (e davanti) la macchina da presa un ingessato Ben Affleck (le espressioni standard si sono ridotte), che finisce per “salvarsi” grazie a una scenografia adeguata e a una fotografia ottimamente realizzata. Due elementi tecnici che “salvano” un fallimento cinematografico, un banale e scontato ricalco di una delle tante storie che affollano la storia americana durante il proibizionismo. Inoltre se il ritmo filmico arranca a dismisura e non permette una felice e coinvolgente esperienza allo spettatore, allora si è proprio davanti a qualcosa di raffazzonato e approssimativo, destinato all’oblio del dimenticatoio.

Uscita al cinema: 2 marzo 2017

Voto: **

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3 pensieri su “La legge della notte di Ben Affleck: la recensione

  1. Un brutto colpo questo per Ben, proprio mentre Casey tiene alto il nome della famiglia. Comunque Affleck rimane un buon regista, a prescindere da questo ultimo scivolone

      • A me sono piaciuti tutti e tre (non da capolavoro intendiamoci…), in particolar modo rimasi fulminato dal finale inaspettatamente dolente di Gone Baby Gone

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