La luce sugli oceani di Derek Cianfrance: la recensione

53167Drammatico e straziante. Cianfrance stavolta eccede

Derek Cianfrance ha abituato il pubblico a drammi introspettivi, laceranti e tragicamente coinvolgenti; diversamente La luce sugli oceani si trascina stancamente per l’intera durata e mette in mostra un melodramma morale e ambizioso, che assomiglia troppo ai componimenti narrativi di un sentimentale Nicholas Sparks.

Tom è un ex soldato britannico che ambisce alla quiete e che chiede di essere assegnato al ruolo di guardiano del faro. Prima di imbarcarsi in questa nuova avventura incontra Isabel, una giovane donna intraprendente che gli chiede di sposarla. Tom accetta e porta Isabel con sé sull’isola con l’obiettivo di ricominciare a vivere. Tuttavia il loro amore è minacciato da due aborti spontanei e da una bambina portata dal mare, che viene reclamata dalla madre naturale.

Dramma in cui le emozioni latitano e atteggiamenti come l’isteria e il senso di colpa le sostituiscono, La luce sugli oceani è il film piatto e superficiale che non ci si aspettava da un autore come Cianfrance. Difatti, seppur le possibilità di approfondimento ci siano, si è di fronte a un prodotto che scambia le autentiche e dolorose emozioni con dei comportamenti votati all’eccesso (da parte di una Alicia Vikander stranamente sopra le righe) o alla sottrazione (il rimorso di un coinvolgente Michael Fassbender), laddove i quadri paesaggisti di un orizzonte baciato dal mare e le note di Desplat sono gli elementi migliori dell’intera pellicola.

La luce sugli oceani esibisce l’ossessione, il desiderio materno, il perdono, il senso morale e il distruttivo isolamento, ma pecca nel momento in cui perde l’equilibrio narrativo a causa di una mancanza di approfondimento tematico. Infatti c’è la forte sensazione che Cianfrance abbia voluto riempire la pellicola di argomenti, finendo nel non affrontarne adeguatamente nemmeno uno. Un’impressione che si rispecchia nel dramma morale che vorrebbe abbracciare con intensità senza riuscirvi, perché la mancanza di presa di posizione del regista (madre naturale o madre che ha allevato e amato incondizionatamente?) non sembra una scelta stilistica (un distaccamento emotivo), ma un “vorrei ma non posso”. Di conseguenza si ha la netta impressione che La luce sugli oceani sia un prodotto gettato in pasto allo spettatore senza costrutto e senza idee chiare, un film che s’interroga su quale sia la cosa giusta da fare, finendo per abbracciare il lacerante tarlo dell’incomprensione.

Pellicola che, a causa della sua messinscena calligrafica, deve molto all’omonimo romanzo da cui è tratta, La luce sugli oceani è il melodramma esasperato che si fatica a comprendere fino in fondo e che si abbandona subito dopo. Un film privo di una luce salvifica, utile per illuminare i cuori dei personaggi di Cianfrance, sui quali si è sempre accanita una sorte ambigua e altalenante, stavolta meno rivelatrice del solito.

Uscita al cinema: 8 marzo 2017

Voto: **

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