The Great Wall di Zhang Yimou: la recensione

tgw_poster_itaUn mostro produttivo cino-americano

Enorme opera commerciale che unisce gli Stati Uniti (l’appeal dell’attore protagonista Matt Damon) e la Cina (l’ambientazione e un capitale infinito), The Great Wall è un kolossal fantasy insipido, che vede dietro la macchina da presa il popolare regista Zhang Yimou.

William e Tovar sono due mercenari europei che giungono in Cina per un’importante missione: recuperare un po’ della magica “polvere nera” e portarla in Occidente. Una notte vengono attaccati da un misterioso essere verde, di cui conservano un arto reciso. Catturati dalla truppa d’élite dell’esercito cinese, i due si troveranno al loro fianco a combattere i Taotie, dei pericolosi mostri che minacciano il mondo degli uomini ogni 60 anni.

Pellicola che delude molte aspettative e che “sporca” la filmografia di un gigante come Zhang Yimou (autore di Lanterne rosse, La foresta dei pugnali volanti e del recente Lettere da uno sconosciuto), The Great Wall è un gigantesco carrozzone destinato a sgonfiarsi sotto il peso della computer grafica. Difatti la pellicola, ambientata in una Cina medievale, è un autentico guazzabuglio narrativo, in cui la banalità regna sovrana (la storia del mercenario che sceglie di diventare eroe in terra straniera è sorpassata) e la spettacolarizzazione fine a se stessa sale al potere. Come se non bastasse si presenta come minaccia del popolo cinese (protetto dalla Grande Muraglia) un’orda di mostri assettati di sangue, metaforicamente la rappresentazione dell’avidità e dell’egoismo che regnava anni addietro nel paese orientale.

Prodotto che si trascina stancamente fino alla conclusione e che esibisce Matt Damon nelle vesti di eroe dall’armatura luccicante, senza macchia e senza paura, The Great Wall è la manifestazione del compromesso Stati Uniti-Cina sul fronte cinematografico, in favore di un botteghino estremamente ricco. Questa è l’impressione conclusiva nei confronti di un film che si aggrappa a una leggenda per raccontare la grande coesione di un esercito organizzatissimo, in cui è fondamentale essere pronti a sacrificarsi per il proprio compagno d’avventure.

Nonostante lo spettacolo sia lo strumento fondamentale per accattivare lo spettatore (e scucirgli qualche spicciolo), il nuovo film di Yimou appare completamente sbagliato, un’opera raffazzonata priva di una tangibile finalità artistica. Una macchia nel curriculum di un regista che si è creato un pubblico di un certo spessore, ma che lo rinnega per il “vil denaro” e per una storia che a fine visione lascia indifferenti.

Uscita al cinema: 23 febbraio 2017

Voto: *

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