Beata ignoranza di Massimiliano Bruno: la recensione

1485889651_5890e07392fe8Abuso del web…quanta banalità

Pellicola che sciorina facili moralismi sull’abuso del web, ma che finisce per dimostrarsi una commedia che punta al riavvicinamento familiare, Beata ignoranza funziona principalmente quando Giallini e Gassman battibeccano. Anche perché la morale del regista Bruno è uno sterile gioco che tende a sottolineare lo stereotipo.

Ernesto e Filippo si conoscono da una vita, ma non si vedono da 25 anni a causa dell’amore che provavano entrambi per Marianna. Il destino li vede insegnare nella stessa scuola e si scoprono estremamente differenti soprattutto nell’approccio con la tecnologia. Ernesto non ha un computer ed è terrorizzato dal dilagare dei social media, invece Filippo è dipendente dal computer, dai selfie e dalle chat. Lo scontro è inevitabile e viene ripreso in un video che ottiene un enorme successo.

Bruno continua nel suo percorso di rappresentazione della società di oggi e, se le precedenti commedie avevano restituito un manipolo di personaggi privi di spessore e poco credibili, Beata ignoranza non ci prova nemmeno a distanziarsi dalla tipologia di cinema del regista. Infatti solamente la deriva drammatica di Gli ultimi saranno ultimi aveva messo in luce qualche forzato sprazzo di credibilità, eppure era chiaro quanto quel film fosse solo un esperimento che, nonostante tutto, non aveva convinto molto il regista stesso. E allora ecco che Bruno torna alla commedia (moralista, stereotipata e banalmente malinconica) che non appassiona e appiattisce qualsiasi spunto narrativo interessante. Perché se l’idea di confrontare i due modi opposti di gestire la comunicazione (tecnologico o “letterario”) può essere portatrice di sane risate e genuine domande sull’abuso del web, lo sviluppo della tematica è farraginoso e poco coinvolgente.

Nonostante le schermaglie tra Giallini e Gassman si dimostrino punti di forza della pellicola, Beata ignoranza ostenta dei personaggi privi di spessore e le figure femminili hanno la peggio. Difatti il personaggio impersonato dalla Crescentini è debole e portatore di lacrime di coccodrillo, Nina (la figlia “in comune” tra i due professori) è un’apparizione che determina la vicenda, ma che non lascia il segno, mentre la professoressa ninfomane e social addicted Margherita è un personaggio fumoso e deleterio.

Cinema stereotipato e poco soddisfacente, Beata ignoranza esibisce l’incapacità di gestire adeguatamente il reale e il virtuale, sottolineando le differenze tra chi si è in rete e chi si è nella vita di tutti i giorni. Tuttavia l’impressione è che il tema venga affrontato fuori tempo massimo e questo ritardo porta il film di Bruno a essere un banale e scontato esempio di rappresentazione della società moderna.

Uscita al cinema: 23 febbraio 2017

Voto: **

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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