Indivisibili di Edoardo De Angelis: la recensione

53077Una galleria di mostri opportunisti e un rapporto simbiotico

Presentato nella sezione Giornate degli autori a Venezia 73, Indivisibili immerge in un contesto agghiacciante (dove dominano egoismo, opportunismo e ignoranza) la vicenda di due gemelle siamesi. Un film che sembra professarsi neorelista (ecco il perché del dialetto forzato, esasperato), ma che convince solo in parte a causa del suo poco equilibrio recitativo e di scrittura.

Daisy e Viola sono due gemelle siamesi diciottenni che cantano ai matrimoni e alle feste e che, grazie alle loro esibizioni, permettono alla famiglia di mangiare. Un giorno scoprono che possono essere divise. Ora il loro sogno è la normalità.

De Angelis ostenta una galleria di “mostri” difficilmente eguagliabile, costituita non solo da persone deformate fisicamente, ma anche da coloro che si nutrono della desolazione del contesto. Ed è così che il regista partenopeo, che disegna le sue protagoniste con ruvidezza, mostra il suo campionario: padri padroni, madri alcolizzate, predicatori della Nuova Chiesa, eccentrici agenti di spettacolo e fenomeni da baraccone. Un’ostentazione che fa apparire fuori luogo la determinazione di Daisy e Viola (la prima la parte razionale del duo, la seconda quella emotiva), unite da un lembo di pelle e ingabbiate da un solo corpo, ma con pulsioni e desideri differenti. Le due ragazze (venerate dagli abitanti del luogo e trattate come un qualsiasi gobbo che potrebbe portare fortuna) intraprendono un percorso lastricato di difficoltà e falsi predicatori, lasciandosi alle spalle qualche screzio familiare. E il film si sviluppa come un percorso a tappe, nel quale la successiva è solamente un passo in avanti in direzione di una conclusione struggente, ma necessaria; un finale verosimile che non lascia spazio a inutili patetismi.

De Angelis mette in scena una vicenda che vira necessariamente verso il grottesco e che presenta al pubblico una storia adatta ad allargare lo sguardo, ma che finisce per essere poco convincente perché preferisce “sommare” piuttosto che “sottrarre”. La verosimiglianza della difficile esistenza delle due gemelle siamesi, che hanno paura della solitudine, si perde in un calendoscopio di emozioni che si riescono a pesare esclusivamente attraverso le lacrime e un linguaggio sguaiato ed esasperato, che solo alcune volte intercetta il giusto equilibrio.

Contraddistinto da un movimento di macchina claustrofobico (che pedina i personaggi) e da una fotografia livida, Indivisibili è un film altalenante, un prodotto che, esasperando, finisce per andare fuori strada; si ritrova nel finale, ma probabilmente non è sufficiente.

Uscita al cinema: 29 settembre 2016

Voto: **1/2

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