Moonlight di Barry Jenkins: la recensione

moonlight-poster-locandina-2017Nascondersi dietro una maschera

Diretto da Barry Jenkins e candidato a 8 premi Oscar, Moonlight è un ritratto introspettivo che si specchia nel contesto in cui cresce e si sviluppa. Una pellicola tratta da una pièce teatrale che cerca con la forza delle immagini di farsi prodotto artisticamente valido.

Miami. Chiron ha dieci anni, ha una madre tossicodipendente e non condivide l’atteggiamento aggressivo dei suoi coetanei: il suo rifugio è la casa di Juan e Teresa. Da adolescente si scontra con i suoi compagni di scuola, non è un duro ma nemmeno un debole. Ormai adulto il suo soprannome è Black ed è una persona completamente diversa.

Sarebbe riduttivo e svilente etichettare Moonlight come un film che tratta esclusivamente il tema dell’omosessualità; difatti è l’ambiente (ostile) a veicolare il significato di un vero e proprio romanzo di formazione, che si sviluppa nel ghetto della nera e maschilista Miami. Suddiviso in tre capitoli, che seguono la crescita di Chiron (ragazzino, adolescente e adulto), Moonlight cerca di raccontare un’attitudine che cresce, che diventa consapevolezza e che viene repressa. Infatti Jenkins delinea il ragazzo attraverso dei passaggi fondamentali della sua crescita (l’assenza di un padre, la tossicodipendenza della madre, l’avvento di un “padrino” inusuale, il bullismo a scuola, la reazione alla violenza e la necessità di tirare le somme della propria vita) laddove la continua destabilizzazione narrativa è uno strumento utile a rendere empatico il suo percorso.

Accompagnato da uno stile filmico sempre in movimento e da un intento fortemente introspettivo, che trova la sua ideale conclusione nel capitolo finale in cui la resa dei conti tra Chiron e Kevin sottolinea chi ha preferito eludere la verità e mettersi una maschera inverosimile, Moonlight è cinema che sente l’esigenza di prendere delle derive patetiche. Tuttavia tali scelte non rendono giustizia a una pellicola che nelle situazioni artisticamente più valide (la tensione statica tra Chiron e Kevin contiene tutta la repressione identitaria del film) si rivela un prodotto rilevante.

Moonlight, nonostante la lodevole delineazione di un ambiente ostile, nel quale è necessario nascondersi dietro una maschera, delude le aspettative perché indugia in un patetismo che si sposa malamente con la durezza di un mondo che etichetta il “diverso” con estrema facilità.

Uscita al cinema: 16 febbraio 2017

Voto: **1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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