Billy Lynn di Ang Lee: la recensione

53485120 fotogrammi  al secondo per la grottesca spettacolarizzazione del sacrificio

Ennesima storia che racconta il ritorno in patria di un giovane soldato dalla guerra in Iraq, Billy Lynn è risibile dal punto di vista narrativo e non aggiunge nulla di nuovo al genere, che racconta lo scontro bellico con una punta di cinismo e di denuncia.

Billy è l’eroe del plotone Bravo, che viene richiamato in patria per partecipare a uno spettacolo celebrativo durante l’intervallo di una partita di football.

Contraddistinto da un personaggio principale con un forte stress post-traumatico e da un punto di vista decisamente grottesco e surreale, Billy Lynn è un film che non permette allo spettatore di giovare di uno sguardo introspettivo e differente sui ragazzi impegnati al fronte per combattere il nemico islamico. Difatti Ang Lee costruisce un film che ruota attorno alle difficoltà di un giovane eroe nel momento in cui si scontra con la realtà quotidiana del cittadino, che crede nel proprio esercito e nel suo spirito patriottico. Ed è qui che il regista calca la mano sulla grottesca situazione che si viene a creare nel momento in cui il patriottismo e i gesti eroici divengono superficiale spettacolo per il popolo statunitense, pronto ad applaudire in maniera convincente i divi del nuovo millennio (al pari dei cantanti che salgono su un palco e intrattengono con fuochi d’artificio e coreografie scintillanti).

Peccato che l’intento (dichiarato) di Lee sia più che altro visivo, perché se la scelta per raccontare la storia di Billy è quella di aumentare i fotogrammi al secondo, vuol dire che l’interesse dell’autore taiwanese è quello di restituire al pubblico un’esperienza unica. Difatti è la macchina da presa a farsi strumento immersivo: spesso gli attori sfondano la quarta parete e l’impressione è quella di osservare un film che parla direttamente allo spettatore, con tutti i suoi pro e i suoi contro.

Per il resto Billy Lynn è un film che condanna la guerra, attraverso le immagini desertiche dell’Iraq, e che mostra l’evoluzione in soldato di Billy (colui che si era arruolato perché costretto) e il forte cambiamento di appartenenza che avviene al suo interno. Nel mentre cheerleaders che si sentono inorgoglite per essere accanto a degli eroi, magnati che propongono finanziamenti per degli ipotetici film, conferenze stampa in cui la verità viene spesso celata e sorelle che si tramutano in improvvisi “scudi protettivi” sono gli strumenti di riempimento di una storia che sfrutta la dialettica per riportare lo stato d’animo di un gruppo di soldati resi ridicoli fantocci davanti a milioni di telespettatori.

Contenutisticamente debole e narrativamente farraginoso (e poco accattivante), Billy Lynn è un prodotto di cui non si sentiva la necessità. Ciò che rimane a fine visione è la terribile e desolante strumentalizzazione di un atto eroico; qualcosa che fa rabbrividire perché si respira aria di superficialità e d’inutile dimostrazione di superiorità.

Uscita al cinema: 2 febbraio 2017

Voto: **1/2

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