Cinquanta sfumature di nero di James Foley: la recensione

cinquanta-sfumature-di-neroPerdonami, scopami, sculacciami…sposami!

Occhi a cuore e una quantità enorme di parole dolci per il nuovo capitolo della (già annunciata) trilogia tratta dai romanzi di E.L. James. E se nel primo capitolo la perversione era presente ma di facciata, in Cinquanta sfumature di nero viene ammorbidita, azzerata in favore del vero amore tra una donna forte (?) e un uomo con degli addominali scolpiti.

Anastasia Steele ha deciso di chiudere con Christian Grey; lo desidera ma non sarà mai la sua sottomessa. E allora Grey decide di rivedere interamente il contratto, dimenticando le regole che gli sono tanto care.

Pellicola pedantemente inutile e che si trascina stancamente fino alla conclusione, Cinquanta sfumature di nero, nonostante il cambio in cabina di regia, continua a inanellare banalità e mellifluo romanticismo. Infatti non è un caso che la vicenda, in cui la perversione e l’erotismo vengono sbandierate come vessilli al vento, si sia tramutata in una noiosa, convenzionale e priva di spessore storia d’amore, nella quale l’uomo potente nasconde qualche segreto di troppo, mentre la donna (indipendente, brillante e libera) cerca di comprendere i suoi sentimenti. Naturalmente qualche sporadica scena di sesso più che esplicita (lui dona a lei carta bianca, lei vuole sperimentare) è presente, perlomeno per stimolare la curiosità dello spettatore, ma non basta ciò a rendere una pellicola anticonvenzionale. In Cinquanta sfumature di nero manca la tensione erotica, quella carica sessuale utile a rendere il tutto maggiormente coinvolgente. Invece quel che viene ostentato è qualche addominale scolpito (le donne ne rimarranno colpite?), una recitazione di basso livello (Dakota Johnson strabuzza gli occhi e balbetta in continuazione, mentre Jamie Dornan è un insieme di sguardi profondi, penetranti e vacui) e la conferma di essere di fronte a uno dei peggiori prodotti dell’anno.

Le aspettative attorno a questo film non erano altissime, ma quando si assiste a un cambio alla regia di una trilogia già annunciata la curiosità fa il resto. Purtroppo James Foley segue la via tracciata da Sam Taylor-Johnson e sbaglia completamente; perché il vero problema della saga è quello di prendersi troppo sul serio, di credere fermamente che la vicenda possa coinvolgere cervello e anima di ogni singolo spettatore. Difatti, nella fattispecie Cinquanta sfumature di nero, prova a farsi divertente, a giocare con l’ingenuità e il piglio da principiante di Anastasia Steele, ma non si comprende se sia un tentativo voluto oppure no; essendo la seconda opzione quella vincente, ci si trova di fronte a un numero elevato di sequenze involontariamente comiche.

Avvolto da un mistero su cui il regista calca poco la mano e contraddistinto dalla presenza di Kim Basinger (che non si diletta in siparietti alla 9 nove settimane e 1/2, ma li riporta alla mente), Cinquanta sfumature di nero svela il cambiamento del dominatore (ops! sadico) Grey, che a volte esibisce anche un sorriso, accenna al passato dello stesso e ostenta l’indipendenza di Anastasia. Un film che non brilla per efficacia e che lascia decisamente perplessi, ma che purtroppo incasserà grazie a quelle donne che si lasceranno invaghire da un paio di primi piani del sedere di Dornan e da un suo allenamento sfibrante. Bastasse così poco per realizzare un film di successo…

Uscita al cinema: 9 febbraio 2017

Voto: *

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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