Austerlitz di Sergei Loznitsa: la recensione

53503L’orrore dell memoria “mordi e fuggi”

Documentario che assume le sembianze di un esperimento sociale, Austerlitz di Sergei Loznitsa si dimostra difficile da comprendere se non si è a conoscenza dell’obiettivo del regista: mostrare il disinteresse di chi visita i luoghi d’orrore dei campi di concentramento.

Girato esclusivamente con una macchina da presa fissa che, in maniera distaccata, osserva i visitatori estivi del museo di Sachsenhausen costruito all’interno di un campo di concentramento, Austerlitz è un esperimento sociale interessante. Difatti quello che viene evidenziato è il disinteresse di chi riempie il proprio smartphone di fotografie e di selfie in luoghi di tremendo terrore (vicino ai pali sui quali gli ebrei venivano impiccati e torturati o nelle camere a gas), la sommaria noia di chi è costretto a visitare quei luoghi o si sente in dovere di farlo e il viavai di comitive che si indispettiscono se viene interrotto in loro pasto. Tuttavia Loznitsa ha l’interesse di passare oltre e di chiedersi (e chiedere allo spettatore) se sia giusto rendere i luoghi di memoria delle attrazioni turistiche come tante altre da immortalare con compulsiva condivisione da social. Quesito condivisibile? Probabilmente, ma bisogna anche sottolineare che mostrare gli orrori (anche in maniera superficiale) è l’unico modo per creare una coscienza collettiva, una riflessione su ciò che è successo e che non dovrà accadere mai più.

Pellicola che fa riflettere, ma che porta con sé molti sbadigli, Austerlitz richiede una particolare attenzione perché il regista non sottolinea i gesti e i comportamenti, ma lascia defluire la folla attraverso macrosequenze d’innaturale lunghezza. Il regista di origine bielorussa con questo atteggiamento (un punto di vista distaccato, il più possibile esterno per non condizionare il regolare svolgimento) non giudica e non condanna, ma rende lo spettatore un voyeur interessato, mentre la riflessione si fa strada e giunge a bersaglio.

Uscita al cinema: 26 gennaio 2017

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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