Nebbia in agosto di Kai Wessel: la recensione

53663La dimostrazione del male programmatico

Thriller estremamente teso e che smuove un senso di disgusto e sconcertante dolore nello spettatore, Nebbia in agosto è la storia vera che non si vorrebbe mai sentire raccontare. Un prodotto che racconta gli anni d’istituto psichiatrico del giovanissimo Ernst Lossa e che, allargando lo sguardo, sottolinea le insensate brutalità del nazismo, disposto a tutto pur di conservare la razza.

Germania, 1940. Ernst Lossa è un tredicenne senza fissa dimora considerato ineducabile e per questo ricoverato all’ospedale psichiatrico di Kaufbeuren. Il direttore dell’ospedale appare una persona gentile, ma in realtà è un ferreo seguace delle teorie razziali di Hitler. D’un tratto Ernst si troverà a dover difendere i bambini disabili dalle barbare pratiche del dottore e dei suoi subalterni.

Quando si ha a che fare con una storia vera si ha sempre la preoccupazione che la retorica faccia capolino o che l’adattamento ecceda in patetismi di difficile digestione. Invece Nebbia in agosto, che vede come protagonista Ernst Lossa (un tredicenne con la sola colpa di essere jenisch, sostanzialmente uno zingaro), è asciutto e diretto; un pugno nello stomaco difficilmente gestibile e che riesce a provocare una profondissima empatia per tutti i bambini inquadrati dalla macchina da presa. È questa la grande forza di una pellicola che riesce nell’intento di trasportare lo spettatore all’interno di un istituto psichiatrico, nel quale l’eutanasia finalizzata alla preservazione della razza ariana è regolarmente praticata. E nel momento in cui si versano lacrime per la morte di un bambino indifeso, allora ci si rende conto di quanto la vicenda sia in grado di smuovere numerose emozioni e di quanto l’obiettivo del regista sia stato decisamente raggiunto.

Storia di un eroe genuino, piccolo anagraficamente, ma assolutamente in grado di comprendere la differenza tra il bene e il male, Nebbia in agosto dimostra l’incapacità di rifiutarsi di commettere un crimine, accettando senza nessuna remora un brutale ordine. Le frasi che appaiono a fine visione, come un agghiacciante monito, ricordano al pubblico seduto in sala quello che può fare un essere umano se mosso da ambizione e granitiche convinzioni.

Pellicola nella quale la tensione fatica ad ammorbidirsi e che lancia un messaggio (nonostante tutto) di speranza, Nebbia in agosto è un altro tassello della brutalità umana rappresentata al meglio da un’infermiera fredda, non curante delle conseguenze e che serve succo di lamponi ai bambini per rendere l’amara morte una dolce dipartita.

Ammantato da una scenografia spoglia e fredda, a sua volta accompagnata da una colonna sonora silenziosamente agghiacciante in cui riecheggiano le bombe in lontananza, Nebbia in agosto è un altro sguardo sull’efferatezza nazista che passa attraverso gli occhi innocenti dei bambini incapaci di correre o che soffrono di disabilità mentali importanti. Ma anche attraverso lo sguardo di Ernst, colui che ha saputo ribellarsi e che ha urlato in faccia al destino tutta la sua rabbia e frustrazione.

Uscita al cinema: 19 gennaio 2017

Voto: ***1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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