Alps di Yorgos Lanthimos: la recensione

large_na2aeyhbqfienjhfybmviwrfbkbSublimare il dolore e recitare per un’esistenza migliore

Cinque anni fa veniva presentato a Venezia Alps di Yorgos Lanthimos. Alla fine del 2016 giunge finalmente nelle sale e se ne consiglia fortemente la visione in quanto non lascia indifferenti e costringe lo spettatore a riflettere sui rapporti sociali e sull’importanza del dolore causato da una perdita.

Ad Atene un gruppo formato da un paramedico, un’infermiera, una ginnasta e il suo allenatore sostituisce per soldi persone appena defunte per alleviare il dolore dei parenti. La squadra si fa chiamare Alpi e ogni componente prende il nome di un montagna.

L’asettico e surreale cinema di Lanthimos ha le idee chiare e si prende tremendamente sul serio. Chi aveva già conosciuto l’autore greco nei vari festival ha avuto l’opportunità di osservare un cinema sperimentale e metaforico, nel quale l’assenza di musica e il minimalismo sono protagonisti aggiunti agli interpreti che si susseguono sullo schermo cinematografico. L’interesse dell’autore è quello di concentrare l’attenzione dello spettatore su uno svolgimento narrativo frammentario, in cui si assapora la metaforica e complessa essenza di un messaggio che, in Alps, viene racchiuso nella fasulla connessione tra chi “sostituisce” un dolore (in maniera quasi meccanica e distaccata) e chi subisce la messinscena e ne sente la necessità. Il teatrino di Lanthimos prende vita, mentre la menzogna si fa largo e contagia con i suoi lunghi tentacoli.

La complessità del regista greco risiede in una messinscena non sempre chiara e nemmeno esplicativa, laddove il comportamento di un personaggio è fondamentale perché sublima il pensiero dell’autore. Alps è disturbante e inquietante, prosegue dritto per la sua strada e fotografa soprattutto l’infermiera, colei che si tramuta in un “cane sciolto”, una pedina di un gioco in cui chi prende le sembianze di un defunto permette la sospensione del dolore.

Interessante esperimento che si permette di ironizzare su eventuali “sostituzioni” e s’interroga nei confronti di un mondo che non è in grado nemmeno di affrontare la morte di una persona cara, Alps è un prodotto meno autoreferenziale ma comunque difficile da scardinare. Difatti la scelta di concentrarsi su un solo personaggio fa perdere alla pellicola il suo intento corale e sociale e restituisce un affresco solitario e distruttivo, in cui la voglia di entrare in contatto con qualcosa (una famiglia, un ex fidanzato) diviene necessaria linfa vitale.

Messinscena metacinematografica (oltre alle interpretazioni dei quattro personaggi, il film restituisce i loro turbamenti personali), Alps è un film da vedere per comprendere la poetica di un regista che possiede la presunzione di saper raccontare uno stato d’animo, laddove la non accettazione di una perdita è essa stessa motivo d’interazione consapevolmente finta e costruita a tavolino.

Uscita al cinema: 28 dicembre 2016

Voto: ***

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