Shut In di Farren Blackburn: la recensione

shut-inBlackburn pretende troppo e mette in scena un omaggio deludente

Thriller-horror senza identità e che non riesce a tenere alta la tensione, Shut In è l’ennesimo prodotto che ricalca un modello del passato in modo ambizioso e pretenzioso, risultando esclusivamente ridicolo.

La psicologa dell’infanzia Mary perde il marito in un incidente d’auto. Nello stesso incidente il suo figliastro rimane paralizzato ed è proprio Mary a doversene prendere cura. Isolandosi sempre di più dal mondo esterno, la donna si prende a cuore il caso di un bambino sordomuto che una notte si presenta a casa sua. Purtroppo però il bambino scompare e Mary comincia ad avere allucinazioni sempre più paranormali.

Presentato come un horror psicologico dall’incredibile appeal, Shut In, film diretto da Farren Blackburn, è farraginoso e inutilmente dannoso. Difatti seppur la pellicola in questione, dopo aver esibito dei ritmi allungati e difficilmente sostenibili nella prima parte, riesca a farsi minimamente interessante agli albori dell’ultima mezz’ora, getta tutto alle ortiche con una costruzione narrativa che richiama Shining, lo cita, lo destruttura e lo rivede. Un’operazione letale per un film che, dopo aver fatto fatica a tenere alta la tensione nella prima metà, peggiora la situazione con l’inserimento di un elemento a sorpresa, che destabilizza ma non sconvolge.

Avvolto da una fotografia che indugia nell’oscurità, il film di Blackburn è l’ambizioso progetto che crolla su se stesso, che fatica oltremodo a decollare e che esibisce una Naomi Watts assolutamente apatica. L’inquietudine di una follia che serpeggia all’interno di una villetta isolata (mentre fuori impazza una bufera e dentro si assiste a un “lupo cattivo” dotato di martello) e la consapevolezza di farcela nonostante tutto sono il leit motiv di un prodotto con cui si fatica a rimanere svegli e che sfoggia il dramma (accudire il figliastro paralitico) a più riprese per tentare di farsi credibile.

Storia di rinascita (soprattutto mentale e fisica) e di sopravvivenza, Shut In è il thriller senza spina dorsale, quel prodotto che si trascina fino alla conclusione senza ostentare il benché minimo segnale d’inventiva e di stile. Un film che, sfacciatamente, necessita di un confronto (nonostante il film di Kubrick sia decisamente superiore), operazione utile per gettare nel dimenticatoio la brutta copia di un caposaldo del genere e della cinematografia mondiale.

Uscita al cinema: 6 dicembre 2016

Voto: *

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