Paterson di Jim Jarmusch: la recensione

locandina1La poesia dell’uomo comune e del quotidiano vivere

In Concorso a Cannes 69, Paterson è materia poetica, quotidianità assunta a piccole dosi. Un film che tramuta la poesia in una sostanza riconoscibile e tangibile, mentre la settimana di Paterson scorre con consueta tranquillità.

Paterson vive a Paterson nel New Jersey con la compagna Laura e il cane Marvin. Tutti i giorni guida l’autobus, ogni sera porta fuori il cane e si ferma a bere una birra al solito pub. Paterson però è anche appassionato di poesia e ogni giorno si diletta con quest’arte, annotando i suoi componimenti su un taccuino.

Pochi registi sono in grado di costruire una vicenda così lieve e ammaliante allo stesso tempo. Difatti Jim Jarmusch mette in scena una storia che si sviluppa su sette giorni, ognuno caratterizzato da un risveglio diverso, ma ognuno punteggiato da una serie di azioni ripetute e cicliche. I protagonisti sono Paterson, un autista di bus appassionato di poesia, e la sua compagna Laura, che dipinge tutto il dì e snocciola passioni diverse un giorno con l’altro. Questo è sostanzialmente l’incipit di Paterson, un film che racconta la settimana di due personaggi e di coloro che ruotano attorno al protagonista maschile. Ed ecco che la maestria di Jarmusch sta nel porre situazioni paradossalmente autentiche nella quotidianità di una piccola cittadina, nella quale tutti si conoscono: il barman custodisce le eccellenze e gli avvenimenti di Paterson su un muro celebrativo, l’attore si spreca in scenate drammatiche per la donna di cui è innamorato, i passeggeri dell’autobus chiacchierano di donne, pugili e anarchia e un collega del protagonista si lamenta della propria vita. Una serie d’incontri, di scambi d’opinione o di sorrisi, che evidenziano l’ironia del regista e la sua capacità nel mettere in scena una narrazione fluida, che puntella l’esistenza tranquilla e accomodante di Paterson.

Pellicola che racconta un poeta delle piccole cose, colui che custodisce i suoi componimenti in un taccuino segreto e che per trovare l’ispirazione si siede ai piedi di una cascata, Paterson permette a Jarmusch di concentrarsi sull’uomo comune, quello che (come in una poesia) ripete e si immerge nella routine della vita quotidiana. Il regista sfrutta l’anafora e ci costruisce attorno le vicissitudini di Paterson, un personaggio che vive con gioia la sua normale esistenza e la storia d’amore con l’esuberante Laura.

Paterson è un prodotto lieve e commovente, nel quale la poesia (in sovrimpressione) ricopre un ruolo di “fuga” e di tranquillità ed entra a far parte di una narrazione che le fa progressivamente spazio. Lo svolgimento e i desideri si riflettono sulla narrazione (Laura sogna di avere due gemelli con Paterson e, magicamente, il protagonista vede solamente gemelli per strada), le poesie (rigorosamente recitate fuori quadro) accompagnano la vicenda e le donano un alone fortemente straniante. Accennando a Dante Alighieri e Petrarca, a Lou Costello, Allen Ginsberg e William Carlos Williams, Paterson trova in Adam Driver l’interprete correttamente inserito in un contesto di periferica felicità e si fa apprezzare per il suo andamento coinvolgente. Un film che pone davanti alla pagina bianca nuove possibilità e che eleva la parola al gesto quotidiano, ripetitivo, ma riconoscibile e fortemente empatico.

Uscita al cinema: 22 dicembre 2016

Voto: ****

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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