Florence di Stephen Frears: la recensione

53154L’autentica genuinità di un soprano stonato

Biografico che racconta l’ultimo anno di vita della ricca ereditiera Florence Foster Jenkins, Florence non si ispira alla verità storica, ma preferisce narrare la realtà dei fatti. Il film diretto da Stephen Frears fa nomi e cognomi dello strano caso del soprano stonato, che ha “incantato” New York sul finire della Seconda Guerra Mondiale.

New York, 1944. Florence è una megalomane facoltosa che si crede dotata nel canto lirico. Fomentata dal marito, la facoltosa donna decide di affinare la sua melodiosa voce con delle lezioni private e con un pianista personale. L’obiettivo di Florence è quello di cantare alla Carnegie Hall davanti a un pubblico non selezionato all’entrata. Il marito St. Clair è molto preoccupato perché un trauma a livello sociale può mettere in difficoltà un’intera vita di menzogne.

L’anno scorso Xavier Giannoli aveva già portato sullo schermo lo strano caso del soprano stonato, aveva rimaneggiato la storia, aveva trasportato gli eventi indietro di 25 anni a Parigi e aveva costruito un prodotto che si legava a doppio filo con le correnti artistiche dell’epoca. Il risultato fu eccelso e Frears, il regista di Florence, ha colto l’occasione per raccontare la vera storia, non prendendo ispirazione, ma cercando di attenersi il più possibile alla realtà, incorrendo nell’inevitabile confronto con la pellicola francese.

Film che vede come protagonista una fragile e ingenua donna della metà degli anni Quaranta, Florence è il biografico che appassiona e rende più fruibile una vicenda che, grazie all’interpretazione di Meryl Streep, si rivolge all’intero pubblico seduto in sala. Difatti la presenza della Streep assicura (ormai da anni) la riuscita dell’opera che la vede partecipare e, in tal caso, la capacità mimetica di mettersi nei panni di un personaggio surreale, strampalato e genuinamente autentico. Un film che rassicura e mette in mostra un “fenomeno da baraccone”, che tutti ascoltavano con fiero silenzio e ammirevole devozione perché consci del dolore che avrebbe provato Florence nel sentire critiche al vetriolo e risate alle proprio spalle. Tuttavia il film non è solo incentrato sulle prove canore della ricca donna, ma anche su coloro che fanno da contorno a una potenziale farsa a fin di bene: Hugh Grant (che in questo film esibisce una lodevole maturità recitativa), marito premuroso e bonariamente fasullo, attento nell’individuare possibili destabilizzazioni, e Simon Helberg, che impersona un pianista spiazzato dalla mancanza di talento della donna, che però impara ad amare per la sua anima candida.

Florence sottolinea l’importanza di provarci (“la gente potrà dire che non so cantare, ma non potrà ammettere che non ho cantato”) e smuove qualche emozione, soprattutto nel momento in cui la consapevolezza fa capolino nella mente della protagonista. Un film che si fa apprezzare per il suo nerbo e per l’ironia nel rappresentare un triangolo di personaggi che omettono la verità per proteggere chi ama la sua passione e ne fa una ragione di vita.

Accompagnato da una colonna sonora in crescendo di Alexandre Desplat, Florence ostenta ed esalta un freak che ha fatto la storia e ha ammaliato chiunque con il suo piglio sincero e coinvolgente.

Uscita al cinema: 22 dicembre 2016

Voto: ***1/2

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