Lo Stato contro Fritz Bauer di Lars Krame: la recensione

locandina1Ossessione per Eichmann

Giunto in sala qualche mese dopo Il labirinto del silenzio (scelto per rappresentare la Germania agli Oscar), Lo Stato contro Fritz Bauer ha molto in comune con il suo “cugino” più celebrato. Difatti il tormento del passato è ancora vivo in un cinema che riporta a galla i crimini del nazismo e che sottolinea quanto il nazionalsocialismo abbia influito nella ricostruzione della Germani post-bellica. Tuttavia stavolta l’ossessione è Eichmann e non Mengele.

Il procuratore generale Fritz Bauer scopre che Adolf Eichmann, un ex colonnello delle SS, si nasconde a Buenos Aires. Da quel momento l’ambizione di Bauer è quella di scovare Eichmann e arrestarlo, ma per farlo dovrà andare contro la sua nazione.

Il procuratore protagonista del film diretto da Lars Krame è ebreo e omosessuale e Lo Stato contro Fritz Bauer tenta di sottolinearlo a più riprese. E tutto ciò non è casuale perché è proprio il suo status a rendere il giudice maggiormente determinato nello scoperchiamento della verità. Tuttavia l’incisività ne risente e il film mostra il fianco a un impianto narrativo più televisivo che documentaristico; infatti la vicenda appare piatta e priva di mordente, se non si pensasse alla, presunta, omosessualità del collega di Bauer, Karl Angermann. Nel mentre Bauer tenta in tutti i modi di incastrare Eichmann, coinvolgendo il Mossad e, di conseguenza, commettendo il reato di alto tradimento.

Le infiltrazioni del nazismo nella nuova Germania diventano il tema preferito di un certo numero di giovani cineasti tedeschi, quasi a voler sottolineare l’importanza di non dimenticare che, anche a fronte di una guerra malamente persa, il regime erigeva muri (simbolici), bruciava fascicoli e nascondeva criminali di guerra. Bauer e i suoi colleghi, raccontati in Il labirinto del silenzio, erano dei novelli Don Chisciotte: eroi visionari che combattevano contro dei mulini a vento. E sono proprio i labirintici e ingarbugliati intrecci a venir esibiti in un vicenda in cui Bauer fa tutto il possibile per venire a capo di insabbiamenti statali.

Lo Stato contro Fritz Bauer racconta una storia, una forza di volontà, ma non riesce a toccare le corde del cuore e a trasmettere le emozioni che un uomo con le spalle al muro può suscitare nell’animo dello spettatore. Ed è per questo motivo che il film di Krame appare piatto, privo di guizzi interessanti o perlomeno scioccanti. A questo punto risulta molto più incisivo Il labirinto del silenzio che, facendo leva su qualche patetismo di facile lettura, riesce a narrare l’orrore dei campi di concentramento, attraverso parole e lacrime.

Uscita al cinema: 28 aprile 2016

Voto: **1/2

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