Non c’è più religione di Luca Miniero: la recensione

52653Debolissima commedia ambientata nello stereotipato Sud Italia di Miniero

Luca Miniero staziona al Sud e ha la presunzione di poter raccontare l’Italia multietnica dei migranti e della piccola provincia (isolata) con una commedia, che tratta temi impegnati ammorbiditi da una messinscena che cerca (senza mai trovarla) la sana risata.

Nel paesino di Portobuio non nascono più figli ed è un problema enorme perché c’è da preparare lo storico presepe vivente. Al nuovo sindaco Cecco (nato a Portobuio, ma emigrato al Nord e costretto a tornare al paesello dal partito) viene in mente di chiedere un bambino all’osteggiata comunità islamica, a cui fa capo l’amico d’infanzia Marchetto detto Bilal, che si è convertito all’Islam per amore dell’amata Aida.

Prodotto inconcludente, caotico e inutile, Non c’è più religione è il nuovo film di Luca Miniero, colui che ha “deliziato” il pubblico italiano con Benvenuti al Sud, Benvenuti al Nord e il successo al botteghino Un boss in salotto, un trittico che ha definito il suo stile (lievemente comico e velatamente impegnato) e che lo ha fatto conoscere al grande pubblico. Eppure Non c’è più religione, a differenza dei precedenti, non possiede un’anima; un film malamente assemblato, in cui la troppa carne sul fuoco non permette di concentrarsi e approfondire un argomento. La bassa natalità, i migranti che suscitano odio e le differenze tra le religioni (tra l’altro la mancanza di rispetto della suora interpretata da Angela Finocchiaro nei confronti della religione islamica è disdicevole) sono solo alcuni dei temi che il film di Miniero sfiora e ridicolizza con una leggerezza difficilmente comprensibile. Infatti tutto viene gettato in un calderone ridicolo, in cui finisce anche l’amore tra due giovani di etnie diverse; sullo sfondo la preparazione di un presepe vivente, che richiede un intero anno di preparazione e qualche compromesso di troppo.

Miniero, come già anticipato, ammorbidisce qualsiasi argomento affrontato e costruisce il suo teatrino delle marionette nel quale Bisio, la Finocchiaro e Gassman non si trovano a loro agio e finiscono per restituire una prova piatta e priva di spessore. Non c’è più religione è una commedia che vorrebbe prendersi sul serio, ma che ha contemporaneamente paura di non essere sufficientemente spensierata ed è per questo motivo che finisce per essere materia insulsa, priva di una direttiva ben precisa e senza un’anima adeguatamente sfaccettata. Insomma Non c’è più religione è la pellicola che fatica oltremodo a farsi riconoscibile, come se le scene fossero state tagliate e cucite senza un filo di convinzione filmica. Un’accozzaglia di situazioni diversamente comiche, un film che insegue disperatamente l’ironica intelligenza di altri prodotti, ma che finisce per non raggiungere mai l’effetto desiderato. Il film di Miniero tenta di fotografare la pancia del paese, mettendo in mostra pregi e difetti di due differenti etnie costrette a convivere, ma il risultato è la ridicolizzazione di qualunque personaggio incontri la macchina da presa del regista napoletano, assolutamente poco ispirato e poco avvezzo nel mettere da parte gli stereotipi e i maligni luoghi comuni per restituire un quadro più realistico e meno clownesco.

Uscita al cinema: 7 dicembre 2016

Voto: *

 

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