Aquarius di Kleber Mendonça Filho: la recensione

53265Ritratto di donna forte e indomabile

Presentato a Cannes 69, dove Sonia Braga ha vinto il premio per la miglior interpretazione femminile, Aquarius è il controverso film di Kleber Mendonça Filho, che condanna la speculazione edilizia (strettamente correlata alla dilagante corruzione brasiliana) attraverso la parabola di una donna indomita, che non ha nessuna intenzione di abbandonare la sua abitazione, il luogo in cui ha vissuto la sua intera esistenza.

Clara è una giornalista in pensione ed è rimasta l’unica inquilina dello stabile Aquarius, che una società edilizia vuole acquistare per poi raderlo al suolo e ricostruirlo. Ed è così che comincia una “guerra fredda” tra Clara e il giovane Diego, colui che rappresenta l’azienda.

Emozionale e intenso, Aquarius è un film di assoluto livello, che ha avuto enormi problemi di distribuzione in patria e che esibisce una meravigliosa Sonia Braga, donna sola al comando, che combatte le ingiustizie e controbatte le minacce con il suo ferreo atteggiamento. E Sonia Braga è la scelta felice di Kleber Mendonça Filho: le dona spazio e la segue con la volontà d’immortalare la sua vita, i suoi sguardi pensosi diretti al passato, alla crescita dei propri figli e al presente che sfugge. È proprio così che Aquarius comincia a costruirsi, passando dalla lente d’ingrandimento del regista, che ha l’interesse di delineare un personaggio non irreprensibile, ma profondamente realistico. La Braga si spende in un’interpretazione votata all’esuberanza, una fiera e combattiva donna, che respinge le offerte dell’azienda costruttrice e rispedisce al mittente le minacce dei passati condomini. Filho trova la sua musa e le costruisce addosso un vestito preciso, che equilibra dramma e commedia, ingiustizia e risate, laddove il passato riaffiora e il presente non permette nessuna sicurezza.

E se questa è la vita di una donna forte, nonostante si ritrovi sola e priva di una sicurezza, il vero fulcro della vicenda è la speculazione immobiliare, che distrugge case e appartamenti per pochi soldi e li ricostruisce con un misero materiale. Minacce verbali, materiali e “strutturali” sono le vere provocatorie protagoniste di Aquarius, che presenta al pubblico un Brasile privo di orgoglio e amor proprio. Solamente il personaggio impersonato dalla Braga resiste con fervore (sorvolando sulle notti a sfondo sessuale degli appartamenti del piano superiore) e promette battaglia nei confronti di chi ha “gettato” qualche amo, sperando che abboccasse.

Contrassegnato da una colonna sonora tradizionale (molti i brani di bossa nova) e decisamente trascinante, Aquarius procede a passo lento quando è la quotidianità di una donna in pensione a essere immortalata, ma riprende ritmo quando è il pericolo (soprattutto notturno) a farsi avanti e a permettere allo spettatore di giustapporre tutti i pezzi del puzzle che ha a disposizione.

Aquarius è un prodotto con tanti pregi, che coinvolge e reitera la quotidianità di una donna, che vive di musica e mare. Un film che apre gli occhi sullo stato di degrado in cui è vessato il Brasile e sulla corruzione dilagante, sempre più capillare. Il discorso di Filho, pur celando il problema a chi guarda con superficialità, risulta efficace; uno stratagemma che permette di vivere una porzione di vita di una donna che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno e che riflette sul presente e sul passato, che costituiscono un filo narrativo che aiuta a comprendere l’attaccamento nei confronti di una casa in cui gioie e dolori si sono alternati e che ha assistito alla morte del compagno e alla sua vittoria contro un cancro al seno.

Uscita al cinema: 15 dicembre 2016

Voto: ***1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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