La stoffa dei sogni di Gianfranco Cabiddu: la recensione

53592Il teatro come specchio del mondo…e viceversa

Diretto da Gianfranco Cabiddu, La stoffa dei sogni miscela finzione e teatro, mantenendo sullo sfondo la suggestiva isola-carcere dell’Asinara. Un prodotto che esibisce personaggi che si riflettono nel testo teatrale di Shakespeare, trovando ancor maggior attinenza grazie alla traduzione di Eduardo De Filippo.

Una tempesta scaraventa sull’isola dell’Asinara quattro camorristi, due guardie carcerarie e quattro componenti di una compagnia teatrale. I camorristi decidono di spacciarsi per teatranti per evitare il carcere e costringono il capocomico Oreste Campese a reggere il loro gioco. Il direttore del carcere De Caro, una volta trovati, non crede che tutti i componenti della compagnia siano attori e chiede a Campese di mettere in scena La tempesta di Shakespeare, così da scoprire gli impostori.

Insospettabilmente interessante, La stoffa dei sogni si fa riconoscere all’interno del panorama italiano, infarcito da (pochi) buoni prodotti, rifacimenti stranieri e commedie di dubbio gusto. Il film diretto da Cabiddu è un fulmine a ciel sereno perché possiede lo spirito libero del prodotto indipendente e l’autorevolezza del grande teatro. L’ispirazione del regista giunge da La tempesta di Shakespeare, dalla traduzione (in napoletano) del testo del Bardo e da L’arte della commedia di Eduardo De Filippo: tre spunti che si riflettono nella vicenda, laddove il teatro svela i ruoli e la loro importanza.

Guidati dal capocomico Campese pienamente in parte (Sergio Rubini è il guitto istrionico, che gestisce l’arte della scrittura e della parola), il gruppo di attori sa far ridere e riflettere. Da una parte c’è il tuttofare Pasquale, la giovanissima figlia di Campese e la moglie Maria, dall’altra parte ci sono gli attori (per convenienza) e delinquenti di professione Don Vincenzo (il saggio), Saverio e Andrea: due gruppi di personaggi che trovano il loro spazio in una rappresentazione teatrale, che svela molto più di quello che dovrebbe celare. E poi c’è anche l’amore di Miranda (la figlia del direttore del carcere) per il naufrago Ferdinando, l’arrogante e frustrato direttore del carcere, il tenente che obbedisce a tutti i suoi ordini e il pastore sardo Antioco, un Calebano arcaico che si esprime in una lingua che capisce solamente lui. Tutti questi personaggi si riconoscono e vengono riconosciuti nel testo teatrale, ed è in quel preciso istante che la pellicola si rivela come commedia degli equivoci, che cambia d’abito ogni qualvolta ce ne sia bisogno.

La stoffa dei sogni celebra il teatro, che “mette le ali al cuore e alla ragione” ed esibisce la sua natura straniante. Nella pellicola di Cabiddu si assapora la natura popolare, schietta e genuina; un prodotto raffinato che coinvolge e che si spreca in citazioni, facendo diventare l’isola un personaggio aggiuntivo, che tutti vorrebbero lasciare per poter respirare e vivere. Prospero permettendo.

Uscita al cinema: 1 dicembre 2016

Voto: ***1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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