Il ministro di Giorgio Amato: la recensione

locandina2Nuovi e vecchi mostri

Diretto da Giorgio Amato, Il ministro è un film grottesco, che delinea i “mostri” del nostro paese. Infatti la corruzione è un pretesto narrativo per mettere a fuoco un nugolo di persone spregevoli, arriviste e prive di redenzione.

Franco è un piccolo imprenditore che si occupa di bonificare le aree industriali dismesse. I tempi sono duri e Franco decide di promettere una serata “perfetta” a un influente ministro per ottenere in cambio un importante appalto.

Giocando su un impianto fortemente teatrale, Il ministro è quel prodotto che prende ispirazione dalla commedia grottesca e satirica, che mostrava allo spettatore i difetti della classe dirigente e dell’uomo comune. Infatti il regista Amato ha candidamente ammesso di essersi ispirato a I mostri di Dino Risi, in particolare al primo episodio (L’educazione sentimentale), nel quale Ugo Tognazzi insegnava al figlio come stare al mondo. In Il ministro non c’è Ugo ma Gianmarco Tognazzi e i tempi non sembrano cambiati molto; se ne I mostri si assisteva a una vera e propria lezione di diseducazione civica, nel film di Amato accadono tanti (anche troppi) avvenimenti moralmente poco edificanti. Quindi si è di fronte ai nuovi mostri del popolo italiano? Non proprio perché quelli vecchi non si distanziano molto da quelli del presente e il regista lo ricorda più di una volta.

Commedia cinica, cattiva e sgradevole, Il ministro coglie al volo il problema e si fa lodare per la scelta di usare la corruzione come incipit, come utile passepartout finalizzato all’esibizione di un campionario di arroganti, drogati e megalomani “maneggioni”, che pur di ottenere un appalto o una concessione venderebbero i figli. Cavalcando l’antipatia di Gianmarco Tognazzi, la faccia tosta di Jun Ichikawa, la stupidità di Edoardo Pesce, la sfacciataggine altezzosa di Alessia Barela e l’ostentazione del potere di Fortunato Cerlino, Il ministro riesce a portare a casa un risultato, non sconvolgente, ma sufficiente. Infatti alcune forzature, la verbosità di diversi dialoghi, quest’ultimi reiterati per toccare più argomenti possibili, e la conclusione tragicomica non permettono a Il ministro di essere una commedia perfettamente compiuta, ma attenta ai fatti accaduti nel presente e nel passato prossimo. Ed è per questo motivo che Amato esordisce, in apertura, con una scritta eloquente: “fatti probabilmente accaduti”.

Il ministro è, come tanti altri spaccati della cultura del degrado, un prodotto che non stupisce più. Un film che nel cercare di disegnare i “nuovi mostri” rievoca quelli vecchi e immortali di Dino Risi, senza però possederne la stessa incisività cinematografica e sociale. Purtroppo ormai non sconvolge più nulla, anzi viene tutto accolto con disdegno e consapevolezza.

Uscita al cinema: 5 maggio 2016

Voto: **1/2

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