Snowden di Oliver Stone: la recensione

received_10209551332532125Do the right thing: traditore o eroe?

Se Citizenfour di Laura Poitras aveva raccontato il personaggio Snowden, ma non si era spinta oltre (le informazioni valgono oro e non si possono lasciare tracce), anche a causa di un linguaggio tecnico complesso, Snowden di Oliver Stone chiarisce qualche passaggio e si trova perfettamente a proprio agio nella filmografia del regista.

In una camera d’albergo di Hong Kong, l’ex agente della CIA Edward Snowden sta raccontando, alla documentarista Laura Poitras e a due giornalisti del The Guardian, la fittissima rete di controllo che il governo statunitense ha costruito dopo l’11 Settembre.

In tempi non sospetti c’era chi aveva affermato che probabilmente una pellicola di finzione avrebbe maggiormente aiutato a comprendere il gesto di Snowden e l’importanza delle sue rivelazioni. Prontamente Oliver Stone ha colto l’occasione al volo e si è gettato a capofitto in una vicenda che rientra perfettamente nei canoni del regista, abituato a confrontarsi con potenziali complotti, con paranoie e critiche nei confronti della propria nazione. In Snowden si nota tutto ciò e, se lo spettatore apprezza il taglio registico di Stone, allora può rimanerne solo piacevolmente colpito. Diversamente non si può affermare che la pellicola sia perfetta ed esente da difetti, difatti Snowden non si permette di mettere in discussione il protagonista, nemmeno in modo provocatorio. È chiaro che la violazione della privacy del governo statunitense sia un fatto grave perché utilizza strumenti di uso quotidiano senza chiedere il permesso di nessuno; tuttavia Snowden agisce secondo il suo punto di vista e (solamente) quando vengono toccati i suoi interessi comincia a indispettirsi e voler rendere tutte le informazioni di dominio pubblico, in modo da far giudicare tutti quanti. Per Stone Snowden è un eroe, appellativi come traditore o criminale non rientrano nel vocabolario del regista, che difende a spada tratta l’operato dell’ex agente della CIA perché è colui che ha svelato la verità, colui che ha fatto giustizia.

Solido nelle scelte di montaggio e nella narrazione biografica, Snowden trova in Joseph Gordon-Levitt l’interprete perfetto, in grado di incanalare preoccupazioni, paranoie e disturbi ossessivi- compulsivi in un unico sguardo, risultando assolutamente credibile. Nonostante la storia d’amore sia solamente una cornice per smorzare il ritmo e rendere più appetibile il film a un pubblico più generalista, Snowden ha anche i suoi pregi, che confermano l’attitudine di Stone nel sentirsi giustificato a mettere in dubbio l’amministrazione governativa. E ciò viene esplicitato nelle considerazioni di uno Snowden che dichiara di voler entrare nella CIA perché si riconosce nel motto “De oppresso li ber” (libero dall’oppressione, laddove l’oppresso per il militare è il cittadino vessato da una dittatura, mentre Snowden scoprirà che gli oppressi sono i cittadini del mondo) e nelle affermazioni della compagna che sostiene che contestare il proprio paese è il fondamento su cui sono stati costituiti gli Stati Uniti. Stone fa passare i suoi concetti attraverso le immagini e i dialoghi, che attecchiscono su una vicenda che esalta colui che fa la cosa giusta per scovare la libertà, dedicandogli anche una standing ovation conclusiva, che sancisce la fine del film.

Snowden possiede molti argomenti a suo favore e terrorizza il pubblico, che si accorge di poter essere, potenzialmente, spiato in qualsiasi momento; una pellicola che rende più semplice qualche passaggio e che non si spreca in spiegazioni di carattere amministrativo. Insomma un film discreto, che Stone rende personale raccogliendo (idealmente) il testimone da Laura Poitras, colei che ha attirato l’attenzione sull’ex militare che divide l’opinione pubblica: traditore o eroe?

Uscita al cinema: 24 novembre 2016

Voto: ***

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